Che il mondo delle console si stia avvicinando sempre di più a quello dei personal computer è ormai cosa nota. Anzi, ormai possiamo dire con cognizione di causa che si tratta della quotidianità dei fatti. Microsoft, in particolare, in questo senso si è evoluta nel corso dei decenni e ha lavorato circa il rapporto tra PC e console sin da quando la prima Xbox è apparsa sul mercato.

Ora, infatti, la Casa di Redmond è pronta a lanciare per la prima volta in assoluto una feature realmente importante e significativa, tra l'altro già presente su diversi store online, come ad esempio le piattaforme Steam e Origin.

Sto chiaramente parlando dei rimborsi per gli acquisti digitali su Xbox e Windows Store. Si tratta di una vera e propria “prima volta” per il mondo console, incline a ben altro tipo di approccio per quanto riguarda i contenuti scaricabili a pagamento. Molto presto, infatti, i giochi (e ovviamente le app) saranno compatibili con il servizio di rimborso (entro e non oltre i primi 14 giorni dall'acquisto e se queste sono state utilizzate per meno di due ore).

Un vero e proprio modello “soddisfatti o rimborsati”, senza spazio a dubbi. Anzi, in realtà un dubbio sorge spontaneo: se tutta questa faccenda fosse in realtà un danno irreparabile per i vari developer, specie quelli più piccoli e incapaci a sorreggere spese di rimborso a fronte di uno sviluppo lungo e travagliato?

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Everybody's Gone to the Rapture è sicuramente suggestivo: ma davvero ci avete giocato per più di due ore?

Puntuali come un orologio svizzero, ecco infatti i primi commenti infuocati sulla cosa. In particolare, il team The Chinese Room – autore di titoli come Dear Esther ed Everybody's Gone to the Rapture – ha criticato il fatto che mettere le mani su un gioco per due ore per poi restituirlo ottenendo un rimborso totale non è in alcun modo rispettoso del lavoro svolto.

Si ipotizza anche una soluzione alternativa – e alquanto improbabile - ovvero limitare il rimborso a una percentuale della spesa effettuata (tradotto, una cosa del tipo “se hai giocato un'ora ti rimborsiamo di un 1/3 della spesa totale”). Giusto o sbagliato? Innanzitutto va detto che i ragazzi di The Chinese Room non sono certo noti per opere videoludiche particolarmente corpose e longeve e questo lascerebbe pensare che il loro commento sia un tantino di parte.

Vale a dire che se proponi un “gioco poetico” della durata di due/tre ore, è ovvio che dopo ti tremano le gambe al pensiero che qualcuno possa chiedere il rimborso una volta giunto ai titoli di coda (o ben prima), e che quindi in un certo senso abbia raggirato il sistema. Il tuo sistema. Questo perché, se al contrario di quanto hai fatto tu, realizzo un titolo realmente interessante e, soprattutto, duraturo, puoi star certo che non chiederò indietro i miei soldi.

Certo, il “caso No Man's Sky” brucia ancora come una pallonata in pieno volto, ma è pur vero che in quell'episodio specifico si trattò di un fraintendimento a fronte di una legione di giocatori infuriati, forconi alla mano, per le menzogne (o meglio, le mezze verità) di Murray. Qui, invece, la questione è più generica e coinvolge la totalità degli sviluppatori che decideranno di avvicinarsi all'universo Xbox e Windows Store.

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Quello che accadde coi rimborsi di No Man's Sky ce lo ricordiamo ancora. Soprattutto Sean Murray.

Il punto è chiaro: Microsoft sta sperimentando con convinzione nuovi sistemi di approccio al mercato dell'intrattenimento digitale. Xbox Game Pass, la retrocompatibilità di Xbox 360 su Xbox One e i Games with Gold sono solo un assaggio di quello che verrà.

I rimborsi per gli acquisti digitali sono, quindi, solo l'ennesimo tassello di un puzzle molto più grande, che presumibilmente sveleremo nella sua interezza solo tra qualche anno. Ma questo sarà anche il mercato a deciderlo.

Nell'attesa, ignorando le lamentele di The Chinese Room (i quali dovrebbero prima prendersi le proprie responsabilità in fase di sviluppo, invece che lamentarsi delle decisioni altrui), non possiamo che essere coscienti del fatto che un sistema di rimborsi di questo tipo metterà un filtro molto importante per quanto riguarda le produzioni che si affacciano sul mercato.

Realizzi un gioco breve e scadente? Ne paghi le conseguenze. Sviluppi un titolo realmente sorprendente e longevo? Stai pur sicuro che nessuno chiederà i soldi indietro. Non me ne vogliano i creatori delle cosiddette “esperienze narrative” della durata di due ore scarse: io pago, ergo, gioco. Soddisfatti o rimborsati, si diceva: nulla di più giusto.