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Easter egg, storia breve da Hearthstone a The Legend of Zelda

16 aprile 2017 Di Speciali

Pasqua significa essenzialmente tante uova, altrimenti note come easter egg. Ma cosa c'è davvero dietro la storia di questi piccoli segreti all'interno dei videogiochi?

Nella vostra carriera da videogiocatori avrete sicuramente sentito parlare, almeno una volta, di easter egg, letteralmente “uovo di pasqua”. Ma cosa c'entrano le uova di cioccolato tipiche di questa festività con il media videoludico (e non)? Effettivamente per scoprirlo bisogna tornare un po' (un bel po') indietro nel tempo, fino al 1979, quando Atari ha pubblicato Adventure, un titolo sviluppato da Warren Robinett.

Il titolo in sé non ha molto di speciale e, probabilmente, è entrato nella storia esclusivamente per via del fatto che si tratta del primo videogioco in assoluto ad avere al suo interno quello che in seguito verrà chiamato, appunto, easter egg.

Robinett non aveva di certo l'intenzione di dare vita a questo particolarissimo trend nello sviluppo di un prodotto videoludico. Le motivazioni dietro al suo piccolo easter egg sono, infatti, differenti. Il segreto di cui stiamo parlando è una piccola schermata, accessibile attraverso un singolo pixel all'interno di una stanza di uno dei tre castelli del gioco, in cui si legge “created by Warren Robinett”.

Un segreto piuttosto sciocco se ci pensiamo ora, ma all'epoca aveva un significato completamente differente viste le politiche di pubblicazione di un titolo.

easter egg
Il primo easter egg della storia.

Atari, come molte altre compagnie, pubblicava sotto il suo nome non dando spazio a chi, effettivamente, il gioco lo aveva sviluppato. Così l'utente medio, che non aveva di certo voglia di perder tempo a scoprire chi c'era dietro un gioco, non aveva modo di sapere che tizio o caio avevano sviluppato quel particolare titolo.

Ed ecco quindi che il buon Robinett decide di uscire dell'anonimato forzato inserendo all'interno del gioco quella particolare stanza, un segreto rimasto tale in fase di testing da parte di Atari che pubblicò il gioco allo scuro di tutto.

Una storia piuttosto interessante, non è vero? Questo spiega anche da dove deriva in effetti il nome particolare di questi piccoli segreti: le uova pasquali non sono proprio quelle di cioccolato a cui siamo abituati, in effetti.

Altrove, nel mondo, c'è l'usanza di nascondere alcune uova dipinte all'interno di parchi dando l'onere ai ragazzini di scovarle e raccogliere. Da qui, quindi, il nome “easter egg”. Dalla pubblicazione di Adventure in poi è stato il deliro e, questa particolare pratica di nascondere segreti all'interno di software, film, libri e chi più ne ha più ne metta, è diventata una prassi piuttosto ricorrente.

easter egg
Non vi ricorda qualcosa?

A volte si tratta di citazioni particolarmente interessanti che fanno omaggio a opere a cui lo sviluppatore è molto affezionato, altre volte si tratta di semplici scherzi da parte dei programmatori e altre volte ancora si tratta di simpatici adattamenti per la localizzazione. In quest'ultimo ambito ci sarebbe moltissimo da dire poiché generalmente il lavoro di localizzazione non è limitato alla semplice traduzione dei testi quanto al riuscire a tirar fuori un testo che fa leva sulle radici culturali del Paese in questione.

Un esempio banale? La Perla Violacea all'interno di World of Warcraft ha una descrizione italiana piuttosto particolare che recita così: “Mrrgrl la reclamò da Pdor, che la rubò a Khmer, che uccise i demoni Sem per averla, che..”. Ovviamente Aldo, Giovanni e Giacomo non hanno nulla a che fare con il MMORPG di Blizzard eppure la descrizione italiana dell'oggetto è particolarmente efficace proprio perché affonda le sue radici all'interno della nostra cultura personale.

Rimanendo all'interno di casa Blizzard possiamo trovare numerosissimi easter egg all'interno di Hearthstone, il suo gioco di carte collezionabili, in cui spesso e volentieri è stato dedicato tantissimo tempo allo sviluppo di piccoli segretucci.

L'esempio più recente e interessante che mi viene in mente è legato a “Una notte a Karazhan”, in particolare nella battaglia finale contro Malchezar in cui si può assistere ad un simpatico siparietto se si riesce a diventare Jaraxxus con lo Stregone così come possiamo leggere dialoghi interessanti nel caso in cui utilizzassimo il Mago con la skin di Medivh.

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Iwata era solo un esempio, chiaramente.

Se vogliamo addentrarci all'interno di easter egg un po' più “storici” e particolarmente carini da scoprire e conoscere possiamo spostarci su Half-Life 2 in cui i versi dei nemici, un apparentemente cacofonico accostamento di suoni, se riprodotti al contrario corrispondono a dei richiami di aiuto (“Help”, “Help Me”, “God Help”). Conoscete invece tutti i segretucci nascosti da Microsoft all'interno dei suoi software? Il simulatore di volo inserito all'interno di Excel è forse quello che ha fatto più storia visto che ogni tanto ritorna a far parlare di sé.

Prima di arrivare ai giorni nostri facciamo una capatina in casa Lucas Arts, esplorando quello che si nasconde all'interno della serie di Monkey Island, in particolare il primo capitolo. Oltre al nome del bar che richiama il motore grafico utilizzato per lo sviluppo del titolo, quanti di voi sapevano che all'interno dello stesso, parlando con uno degli avventori seduti al tavolo, si poteva assistere allo spot di Loom? Si tratta di un altro punta e clicca della software house che, nonostante la simpatica trovata pubblicitaria, non ha avuto il successo che meritava.

Arrivando ai giorni nostri, ci soffermeremo solo su due titoli in particolare, quelli che hanno fatto più rumore nell'ultimo periodo, Horizon: Zero Dawn e The Legend of Zelda: Breath of the Wild. Nel primo possiamo godere di innumerevoli riferimenti a Death Stranding, così tanti che sembrerebbe quasi che i due titoli siano in qualche modo collegati fra di loro anche se sappiamo benissimo che si tratta di un meraviglioso omaggio vista la condivisione del motore di gioco fra i due titoli. All'interno di Zelda, invece, è possibile incontrare un particolarissimo personaggio che ha le sembianze di Satoru Iwata, un tenerissimo omaggio che Nintendo ha voluto offrire al fu sviluppatore.

Ultimamente, grazie a guide, gameplay e internet in generale si sta andando a perdere questa sana curiosità dei videogiocatori ed è un vero peccato. Nel 1979 è stato creato, inconsapevolmente, il primo easter egg della storia e ora, nel 2017, gli sviluppatori continuano a nascondere queste piccole perle all'interno dei loro prodotti, perderseli per la fretta di completare un titolo o perché si è guardato un video di troppo sarebbe un peccato. L'invito, ora, vuole essere quello ad essere curiosi, esplorare, scoprire e gioire di questi bellissimi segreti.