Bayonetta

Glorious PC Master Race Bayonetta – recensione

13 aprile 2017 Di Recensioni

Tremate tremate, le streghe di Umbra son tornate! E finalmente anche i giocatori PC possono godersi quel gran pezzo di Bayonetta.

Dopo un countdown iniziato il primo aprile, Bayonetta è finalmente approdato su Steam. Si tratta, stando a SEGA, del primo di una lunga serie di titoli (precisamente i “migliori”) che con il tempo arriveranno su PC. In attesa di poter giocare anche Vanquish, Yakuza (molto improbabile) e tanti altri titoli del publisher nipponico nella gloria dei 60fps e dei 4K, per ora godiamoci la strega di Platinum Games.

La versione approdata su Steam è un porting diretto del titolo uscito nel 2010 su PlayStation 3 ed Xbox 360, e poi su Wii U nel 2014 incluso nell’edizione speciale con il sequel, ancora forte esclusiva Nintendo. Come annunciato ieri, però, il titolo non ha più nessun limite tecnico derivante dall’allora generazione di console, e viaggia alla massima risoluzione possibile con una fluidità che rende finalmente giustizia al frenetico gameplay.

La mia configurazione con i5, 8gb di RAM ed una GTX 960 overclockata non si può certo definire “high-end”, ma ho potuto giocare Bayonetta a 1080p e 60fps granitici come le forme tornite della nostra strega preferita.

A questo proposito è interessante ricordare come, all’epoca, il lavoro di Platinum Games rappresentò la pietra tombale dei multipiattaforma su PlayStation 3. Su Xbox 360, infatti, raggiungeva i 60fps più volte pur non mantenendoli sempre, mentre la conversione per console Sony (storicamente una bestia di Satana per i programmatori) era fin troppo carente in termini di fluidità. Ricordo ancora le infinite polemiche al riguardo, come sono cambiati i tempi, eh?

Bayonetta
Non si scherza con Bayonetta.

La versione PC, invece, fila via liscia come l’olio. Oltre al supporto per il 4K c’è la possibilità di attivare l’HDR, i filtri anisotropici, e tutta una serie di altre impostazioni (non moltissime, va detto) per personalizzare la vostra esperienza.

I modelli poligonali ne giovano molto grazie ad una rinnovata pulizia e, ovviamente, la risoluzione aumentata. Le texture degli scenari, sopratutto in lontananza, invece sono rimaste sostanzialmente le stesse. È stato fatto quindi un lavoro di aumento della risoluzione, piuttosto che una restaurazione vera e propria. Giusto nelle cutscene animate, quindi non quelle raccontate con immagini statiche, il gioco fa un po’ fatica a mantenere la stessa fluidità che nei momenti di azione. Ma poco importa, perché Bayonetta è uno stylish action, non un titolo di David Cage o Metal Gear Solid 4. [risate registrate]

Il combat system, già sublime all’epoca, oggi risplende letteralmente di luce nuova con la consapevolezza di non poter perdere più un colpo durante le sequenze più concitate. Al titolo mancava solo una fluidità stabile e decente, ed ora è la sublimazione del genere action.

Bayonetta rappresenta il punto più alto del genere di quanto sia mai stato prodotto in Giappone. I combattimenti, infatti, si lasciano approcciare da qualunque tipo di giocatore. È accontentato chi vuole solo premere tasti e far succedere cose (tanto che esiste una modalità in cui si gioca tutto solo con un tasto!), ma anche – e soprattutto – i maestri delle combo aeree, chi mastica hitbox e frame a colazione, e in generale a chi non si ritiene mai soddisfatto della combo raggiunta e vuole fare ancora qualcosa di più.

Bayonetta
Il Gates of Hell è il luogo dove bere, comprare armi ed imparare nuove mosse.

Ancora oggi, quindi, Bayonetta è un pezzo importante della storia dei videogiochi. Potrebbe non piacere l’eccessiva esposizione di stile, azione, e momenti sopra le righe ad opera dei Platinum Games, ma il valore di quest’opera trascende i gusti personali.

Io stesso, all’epoca, feci un po’ fatica ad entrare nei panni di Bayonetta (anche perché ci vuole un certo physique du role), ma basta poco per innamorarsi del gioco. Bayonetta rappresenta la sublimazione della storia dei Platinum e della carriera di Hideki Kamiya. Da Devil May Cry, del quale è inevitabilmente il successore spirituale, passando per Okami, Viewtiful Joe, God Hand, e tutto ciò che lo studio ha prodotto nel corso degli anni. Difficile ritrovare un action così, solo un sequel poteva bissare l’esperienza, come è successo poi su Wii U.

Bayonetta è quindi gameplay puro, qualcosa che i giocatori PC hanno provato poche volte nella loro carriera, mediamente. Anche solo per il personaggio che sprizza carisma dalla punta di ognuno dei tanti capelli che compongono la chioma (e i vestiti) di Bayonetta, sul quale ho speso molte parole qualche giorno fa.

Poco da dire quindi, Bayonetta era straordinario nel 2010 e lo è anche oggi. I Platinum hanno fatto un grandioso lavoro di conversione, che dà una nuova luce a questo titolo e lo consacra ancora di più nella top “qualcosa” dei videogiochi più importanti di sempre.

9.5
  • Gameplay e direzione artistica allo stato dell'arte
  • Il carisma di Bayonetta
  • Colonna sonora strepitosa
  • Prezzo budget
  • Le cutscene sono fin troppo "vintage", oggi
  • Trama non esattamente memorabile

Si potrebbero spendere fiumi di parole su Bayonetta, e forse si dovrebbe pure. A patto che non riusciate proprio a sopportare la frenesia degli stylish action, questo lavoro di Platinum Games rimane un capolavoro, nonché uno dei picchi più alti (forse inarrivabili) della loro carriera. Il porting su PC è stato fatto con minuziosità, ed ora il gioco può godere di prestazioni tecniche impossibili all’epoca, con tutto quello che ne consegue in termini di fluidità, resa estetica e pratica del combat system.