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Drawn to Death ci ricorda che gli shooter degli anni ’90 erano grandiosi – recensione

9 aprile 2017 Di Recensioni

David Jaffe è l’autore di Drawn to Death. Adolescenza, parolacce e violenza gratuita: mix perfetto?

A Sony piace far esordire delle produzioni indipendenti sulla propria piattaforma in via del tutto gratuita. A Psyonix è andata bene, e sebbene Drawn to Death non sia il nuovo Rocket League (difficile replicare un successo del genere), è comunque un titolo interessante. Almeno finché è gratuito.

L’idea del gioco nasce da un contesto interessante. Drawn to Death si svolge interamente all’interno del quaderno di uno studente annoiato. Dagli scarabocchi del suddetto nascono i personaggi, le armi e le mappe del titolo. Io scrivevo un fumetto prendendo in giro persone che conoscevo durante le lezioni, e c’è chi crea videogiochi.

Drawn to Death ha uno stile tutto suo perfettamente riconoscibile, il problema è che potrebbe dare fastidio a chi ha compiuto da un po’ almeno sedici anni. Fin dall’inizio, infatti, il titolo fa abbondante uso di linguaggio scurrile, il più delle volte messo lì tanto per infilare qualche parola con la “v” e la “c”.

Durante il tutorial si viene insultati da una rana che ricorda Slippy Toad di Star Fox, il quale ci esorta ad andare avanti con poca gentilezza. Oltre alle parolacce gratuite, ci sono anche delle gag come il test per i comandi vocali del gioco tramite il microfono di PS4, comandi vocali che ovviamente non sono supportati, e per questo si viene presi in giro abbondantemente.

Drawn to Death
"Minchia zio che bordello!"

Gli stessi personaggi sono completamente fuori di testa. Abbiamo Jonny Savage, un punk rocker scoppiato; Ninjaw, una bomba sexy con la testa da squalo che parla giapponese con la vocina da lolita; e tanti altri che non ho l’ardire di svelarvi. Ognuno di essi ha a disposizione delle capacità uniche, quella contaminazione dei moba che siamo stati abituati a vedere in titoli come Overwatch.

Non abbiamo avuto modo di fare un’analisi approfondita, ma l’impressione è che ci siano dei personaggi molto sbilanciati rispetto agli altri. Uno di questi è Cyborgula, che con il suo set di mosse che comprende il volo, una carica aerea e la possibilità di farsi esplodere in punto di morte, ci è sembrato decisamente più performante rispetto ad altri.

Tuttavia esiste un sistema in stile “sasso, carta, forbice”, per cui un personaggio può counterarne un altro, e così via. Col tempo queste differenze verranno limate, come spesso succede quanto la community di giocatori sviscera un nuovo titolo, ma per ora la situazione non è paritaria tra tutto il ben riuscito cast di personaggi.

La stessa disparità di condizioni si può ritrovare nell’arsenale, abbastanza esteso, di Drawn to Death. Anche qui abbiamo una collezione di bocche da fuoco abbastanza singolari, tutte frutto dello stesso evidente delirio adolescenziale che ha accompagnato la creazione del concept di gioco.

Drawn to Death
Delicatissimo.

Tra le 24 armi disponibili possiamo annoverare un discreto fucile d’assalto AKazzo 47, Dan Palla Avvelenata che è un cadavere dilaniato di un liceale che tira palle letteralmente avvelenate, insieme ad una serie di armi più particolari come un simil-SNES che lancia cartucce, le quali esplodendo producono una nube di pixel letali.

Ecco, tra le armi che ho potuto sbloccare ho deciso di dotarmi di “Ultima Fantasia 3 (6 in Giappone)” (questo il nome del simil-SNES), e si tratta di un’arma a ricerca non del tutto infallibile che infligge molti danni agli avversari, quasi un terzo dell’energia. Sul campo di battaglia fa una differenza notevole dotarsi di un’arma del genere, e non è la sola ad essere più potente di altre.

Qui casca l’asino, come direbbe qualcuno, perché le armi non sono disponibili fin da subito. Drawn to Death, infatti, nasce concettualmente come free-to-play e diventa solo dopo un titolo prezzato, e questo si vede. Fin dal tutorial, infatti, veniamo informati della possibilità di spendere soldi per poter sbloccare tutto e subito, e di comprare dei forzieri alla Overwatch, dai quali escono elementi solamente cosmetici.

Va detto che nel loadout del personaggio ci sono due set di armi, quelle con cui partite e quelle che potreste trovare in giro per la mappa, che però sono a disposizione di tutti. Quindi, se qualcuno decide malauguratamente di mettere Ultima Fantasia 3 tra questa seconda selezione di armi, potreste usufruirne anche voi se la trovate.

Drawn to Death
Le citazioni di mezzo mondo si sprecano.

Fino a questo punto, Drawn to Death mi era piaciuto parecchio, ma questo appoggiarsi così pesantemente alla struttura freemium è al limite del tollerabile. Il titolo infatti ora è gratuito, ma da maggio costerà venti euro circa, e “costringere” i giocatori a spendere altri soldi è poco corretto. Uso le virgolette perché ovviamente le armi si possono sbloccare giocando normalmente, ma il procedimento è tutto fuorché intrigante. Facciamo due conti: per sbloccare le armi servono le cosiddette chiavi di sangue, le quali si sbloccano ogni 150 uccisioni (se vincete una partita ne avrete fatte 10, considerate), oppure ogni tre sfide completate, le quali sono in numero limitato.

Dispiace perché il gunplay di Drawn to Death funziona, richiama una nostalgia degli anni ’90 senza essere eccessivamente derivativo. Le mappe sono molto old-school come concezione, alternano spazi aperti alla verticalità, con tanto di jump pad e passaggi nascosti per aggirare i nemici. Attivare l’ironsight nella maggior parte dei casi è inutile, se non per le armi con un mirino, e il più delle volte si mira ad istinto. A parte delle hitbox non sempre perfette, ed un time to kill tarato un po’ verso l’altro che genera dei fastidiosi effetti “bullet sponge”, sparare in Drawn to Death è, come direbbe un liceale americano degli anni ’90, “una cazzo di figata, amico”.

Le partite sono sempre frenetiche e richiedono grande movimento (quanto mi piacerebbe giocarlo con mouse e tastiera, detto tra noi). Peccato che non ci siano modalità che supportino più di quattro giocatori, e quelle poche che ci sono non lasciano certo spazio alla creatività, trattandosi delle classiche varianti di deathmatch singolo e a squadre, una modalità 1vs1, e il deathmatch con uccisione confermata. Piccoli problemi anche al matchmaking, che fa fatica a generare una partita con il numero massimo di giocatori disponibili.

Sta al team di sviluppo mantenere vivo l’interesse per il gioco, ritoccare i problemi ed intervenire tempestivamente nel caso ce ne siano di game-breaking. Perché maggio arriva in fretta e, ad oggi, faccio fatica a consigliarvi di scaricare Drawn to Death al di fuori delle offerte del PlayStation Plus, perché di Rocket League ce n’è uno solo.

7
  • Carisma e art design
  • Gunplay d'altri tempi
  • Umorismo pecoreccio e scurrile...
  • Meccaniche "freemium" intollerabili
  • Bilanciamento di armi e personaggi
  • ...che oltre i sedici anni stanca dopo pochi minuti

Drawn to Death è creato con la carta carbone per essere un grande esponente del gunplay di genere della produzione degli anni ’90. Si spara bene e volentieri, complice uno stile grafico unico che rende le partite piacevoli. C’è da lavorare sul bilanciamento (sfavorito da acquisti in-game oltraggiosi), e da passare sopra all’umorismo esagerato che, dopo i primi minuti, può diventare fastidioso. Fintanto che è gratis, Drawn to Death è un download sicuro in grado di darvi un titolo divertentissimo, da maggio in poi dipenderà solo dal supporto del team di sviluppo.