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Enter the Gungeon, un bullet hell vero su Xbox One - recensione

7 aprile 2017 Di Recensioni

Ad esattamente un anno di distanza dalle versioni PC e PlayStation 4, Enter The Gungeon approda anche su Xbox One. Vediamo insieme come è andata.

Se dovessero chiedermi cosa mi viene in mente quando penso ad un prodotto indie di qualità, associo subito l'idea ad un nome: Devolver Digital. Da questo publisher sono usciti titoli del calibro di Hotline Miami, Broforce, Shadow Warrior e The Talos Principle.

Molto spesso parliamo di giochi fuori dagli schemi, immediati, innovativi. Pensiamo soltanto ad Hatoful Boyfriend, che, sintetizzando impropriamente, potremo definire come una visual novel con protagonista un piccione e Genital Jousting, un titolo multigiocatore in cui degli organi genitali maschili si sfidano in una serie di minigiochi competitivi.

Il design e le meccaniche son sempre stati, quindi, originali e accattivanti, ma non fini a loro stessi, andando di pari passo in termini di qualità e inserendosi, nel contesto del prodotto finale, in modo coerente.

Con Enter The Gungeon, Dodge Roll Games, la software house che si è occupata dello sviluppo, cerca di inserirsi - riuscendoci molto egregiamente - in un genere davvero molto fiorente, in particolar modo su piattaforma PC, che è quello dei bullet hell, condendo il tutto con meccaniche roguelike.

Enter the Gungeon
Ecco il Varco, il luogo dove inizia ogni avventura.

Fondamentalmente si tratta di schivare una pioggia torrenziale di proiettili, sparati da fantastici nemici, e ricambiare il piombo con le armi più improbabili. Probabilmente nella creazione del titolo hanno preso un po’ troppo alla lettera il concetto di “bullet” hell dal momento che quasi tutto, nemici compresi, ha la forma di un proiettile.

Ad ogni modo, il design “balistico” permea tutta la produzione. Le piattaforme di teletrasporto assomigliano al tamburo di un revolver, il mondo di gioco che andremo ad esplorare prende il nome di Gungeon, i nemici ed i boss sono ispirati ai più disparati formati di munizioni per armi da fuoco e perfino la valuta di gioco, recuperata dai bossoli/cadaveri dei nemici, è rappresentata da monete-proiettili che potranno essere spese per l’acquisto di armi, accessori, punti vita e punti corazza.

Il tutto conferisce al titolo un’aura di unicità e contribuisce a differenziare, visivamente parlando (ma non solo come vedremo più avanti) dagli altri esponenti del genere. Come già detto, il gioco fonde le meccaniche bullet hell con elementi roguelike e, nello specifico, abbiamo il concetto di morte permanente e la generazione procedurale del dungeon di gioco.

Ogni Gungeoneer, ovvero uno dei quattro avventurieri (contando solo quelli base) che il gioco mette a vostra disposizione, è dotato di un certo numero di cuoricini rappresentanti i punti vita. Una volta finiti quelli, un mirino da cecchino vi inquadrerà e, sparando un colpo secco, metterà fine alla breve ma intensa vita del vostro personaggio. L’evasa, il pilota, il marine e la cacciatrice saranno i personaggi giocabili ed ognuno di essi sarà dotato di un background e di una storia, seppur semplice, da portare a termine.

Enter the Gungeon
Anche in Enter The Gungeon, ricaricare al momento sbagliato potrebbe essere fatale.

Il cuore pulsante del titolo, come intuibile, è dato dal gameplay adrenalinico e dall’altissimo “replay value” che il titolo, forte della proceduralità e del numero vastissimo di armi ed equipaggiamenti, ha da mettere sul piatto. Non ci troviamo fondamentalmente davanti ad un pattern ripetitivo fatto di spara-schiva-spara, ma la gloriosa rotoschivata, oltre a darci il celeberrimo frame di invulnerabilità tanto caro ai giocatori di Dark Souls, ci permetterà di saltare oltre dei fossati e di schivare trappole letali.

Tutto ciò, unito alle varie sezioni segrete sbloccabili all'interno dei livelli, al fatto che i boss, per ogni piano del Gungeon, vengano presi da un pool (seppur ristretto) e alla possibilità di interagire con l’ambiente per trarre vantaggio tattico – ribaltando i tavolini o facendo precipitare i candelabri dal soffitto – aumenta esponenzialmente la varietà e rende ogni partita diversa e sempre avvincente.

Il gioco rientra in quella categoria di titoli “easy to learn, hard to master”. Le meccaniche sono facili da capire, ma farsi strada attraverso i piani del Gungeon non è cosa da poco e, considerando che a volte, come spesso accade anche in titoli analoghi, una partita dipende molto dai drop che si trovano e dal design delle stanze, è molto importante familiarizzare bene con il titolo e fare diverse e diverse ore di gavetta.

Sarà pertanto fondamentale capire il pattern dei minions e dei boss, la tipologia e gli effetti di armi ed equipaggiamenti, e il modo in cui è possibile interagire con ciò che ci circonda e con gli NPC.

Enter the Gungeon
Il design dei boss è davvero molto ispirato.

Il tutto sarà raccolto nell’Armonomicon, un compendio che fa il verso al tomo lovecraftiano, che ci darà informazioni su quanto incontreremo di volta in volta nelle nostre innumerevoli run di gioco e che sarà il nostro miglior compagno di viaggio. Le prime ore di gioco saranno di certo frustranti ma questa, purtroppo, è una prerogativa del genere e, superati gli ostacoli iniziali, il gioco non ha una curva di apprendimento eccessivamente ripida.

Su Xbox One, nello specifico, a distanza di un anno approda la versione 1.1.3, migliorata sotto molti aspetti rispetto al prodotto vanilla e reso ulteriormente vario con l’aggiunta di nuove armi. Il titolo è, fortunatamente, oggetto di update e bilanciamenti costanti ed è molto seguito da sviluppatori e community.

Purtroppo alcune armi ed oggetti sono ancora palesemente inutili e ciò, unito ad una mappa sfortunata, potrebbe esitare in partite potenzialmente minate alle fondamenta (sebbene una bella dose di “skill” sia in grado di compensare il tutto).

Con il Supply Drop Update, infatti, alla già interessante Boss Rush Mode – una run sbloccabile fatta di sole boss fight – si è aggiunta la Challenge Mode, attivabile presso il Varco (l’hub iniziale di gioco) in cui i nemici di ogni piano beneficiano di buff di natura variabile e rinnova il tasso di sfida offerto dal titolo. A queste ultime si aggiunge una modalità Coop, perlopiù vestigiale, in cui il secondo giocatore interpreterà sempre un omino incappucciato di supporto, il Cultista.

Enter the Gungeon
L’Armonomicon, il nostro fidato compagno di viaggio.

Da un punto di vista puramente tecnico ci troviamo davanti ad un titolo fluido, con un frame rate granitico (guai se fosse diversamente) e che regge ottimamente anche le esplosioni su scala globale con più nemici kamikaze che si attivano all'unisono.

Pad alla mano, il titolo è veramente godibile e la mappatura dei controlli è ben fatta, intuitiva ed ergonomica. Fondamentalmente, per chi fosse meno avvezzo al genere, lo si potrebbe considerare quasi come un “twin stick shooter evoluto”.

Concludendo, Enter The Gungeon è un titolo che farà felici gli amanti dei titoli bullet hell e, al netto di qualche difetto e seppur trovandosi, dal punto di vista della profondità, un gradino sotto al titolo di Edward McMullen, è un’esperienza molto godibile.

Versione testata: Xbox One

8
  • Design fuori dagli schemi
  • Gameplay adrenalinico
  • Ampiamente rigiocabile
  • Alcuni elementi di gioco risultano ancora sbilanciati
  • Frustrante per le prime ore di gioco

Se avete amato titoli come Nuclear Throne e The Binding of Isaac o se vi state approcciando per la prima volta al genere, Enter The Gungeon è, al tempo stesso, una piacevole alternativa e/o un punto di partenza. Qualche piccolo problema di bilanciamento non compromette l’esperienza di gioco, che, tirando le somme, risulta davvero appagante e divertente.