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Yooka-Laylee, un platform che ricorderete per molto tempo - recensione

4 aprile 2017 Di Recensioni

Banjo-Kazooie, a distanza di quasi venti anni, riceve il suo degno erede spirituale.

Del lontano 1998 ricordo davvero poche cose, ma di certo la grande N è stata una delle certezze della mia infanzia e, quando mi sento nostalgico, è sempre un bel luogo dove rifugiarsi in cerca di pensieri felici. Ricordo che quell'anno i miei - che sebbene non abbiano visto mai tanto di buon occhio l’hobby del videogiocare non mi hanno mai fatto mancare nulla - decisero di regalare a me e a mia sorella più grande il bundle Nintendo 64 e, in aggiunta, il cartuccione di Banjo-Kazooie.

La passione di mia sorella per i videogiochi era già sul viale del tramonto e, considerando che a lei la prima grafica 3D faceva venire il “mal di mare”, la gen del Nintendo 64 me la sciroppai tutta io (e non me ne pento). Di Rare avevo già adorato, nei due anni precedenti (prima non avrei potuto perché ero troppo piccolo), il vecchio e caro Donkey Kong e adesso, su questa nuova console natalizia fiammante, c’era Banjo-Kazooie. Le musiche erano fantastiche e il gioco era stupendo.

Ricordo che, per un motivo ignoto, Gruntilda, la perfida strega antagonista del gioco, mi faceva paura e la schermata di Game Over, in cui, grazie ad una strana diavoleria, trasformava sé stessa in una avvenente donzella e Tooty in una buzzurra verde, la volevo evitare a tutti i costi. Ad ogni modo ho dei meravigliosi ricordi di quei giochi e di quell'epoca.

Tornando a noi, quando ho saputo che degli ex-Rare, che in prima persona avevano curato a suo tempo il progetto di Banjoo-Kazooie, erano al lavoro sul sequel spirituale, non stavo più nella pelle. Certo, il trailer kickstarter era spartano, essenziale e a tratti scarno, ma era già riuscito a rapirmi. Guardavo quegli spezzoni di gameplay con gli occhi dell’infanzia e leggevo tutto il potenziale nei salti di quella lucertolina verde e, per qualche momento, sulle sue spalle, mi era sembrato di vedere un uccello rosso anziché un grazioso pipistrello viola.

Yooka-Laylee
Ecco l’improbabile duo di cattivoni all’inizio del gioco.

Il gioco, nella sua versione finale, è davvero rifinito e trasmette amore e nostalgia, in egual misura, da tutti i suoi pori, anzi, dalle caselline a nido d’ape. Gli sviluppatori dietro questi giochi sembra che ce l’abbiano con me e vogliano farmi affrontare le mie paure nei videogiochi.

Non è bastata Gruntilda circa venti anni fa, ora mi mettono questo cattivone - un certo Capital B - che è fondamentalmente un fuco cicciotto vestito da imprenditore. E se dovessi scegliere tra una maratona di film horror e 10 minuti in compagnia di un’ape, comincerei già a legarmi su una poltrona mentre la mia ragazza fa scorta di blu-ray di horror psicologici russi.

Il cattivone di turno, il Sig.B, ha brevettato un macchinario, tutta farina del sacco di DrQuack (che a sua volta ha rubato i progetti ad un’altra dottoressa), capace di risucchiare tutti i libri del mondo.

Lo scopo di questo improbabile duo di cattivissimi animali è quello di trovare il Libro Unico e di modificarne le pagine, in modo da riscrivere l’intero universo e trarne profitti illimitati. Infatti Capital B è un pezzo grosso, il boss delle Torri D’Alveorio SRL e, in pieno stile dei villain dei giorni nostri, non vuole conquistare il mondo ma vuole arricchirsi alle spalle della povera popolazione. Gombloddo!

Yooka-Laylee
Il quiz sul mondo di gioco fa il suo ritorno, ma questa volta il presentatore è DrQuack.

Fin da subito, grazie al sistema di dialoghi fatto di versi e onomatopee, scandito con lo stesso ritmo immutato di venti anni fa, e grazie ad un design meraviglioso di ambientazione e personaggi, mi sembrava di vivere nel riadattamento firmato Pixar di Banjo-Kazooie, ma, soprattutto, mi sentivo a casa.

Capital B ha lo stesso abbigliamento elegante e pomposo di Padraic Rattigan, l’antagonista in Basil l’investigatopo, ed è egocentrico e irrispettoso nei confronti del suo braccio destro. Quest’ultimo, il DrQuack, è una paperella dal collo verde, come quella di Duck Hunt, rinchiusa in un distributore di caramelle, quelli che avevano la manopola che girava con le monete da 500 lire, ma il vetro era pieno d’acqua, un po’ come succede per le teste in Futurama.

Il nostro compito sarà quello di viaggiare tra le Torri dell’Alveorio (che costituiscono una sorta di hub centrale che interconnette le varie macroaree) e i cinque meravigliosi mondi, alla ricerca delle Pagie (sì, non è un errore di battitura, non fate i grammar nazi) per ricomporre il libro e impedire a Capital B di riscrivere l’universo.

Come già visto in Banjo-Kazooie o magari anche in Mario64, per accedere ai mondi nuovi, tramite libroni magici, i Gran Tomi, è necessario raccogliere un certo quantitativo di Pagie, le quali sono utilizzabili anche per espandere i Gran Tomi stessi (una sola volta) e rivelare tantissime nuove aree.

Yooka-Laylee
Trowzer è il serpente venditore, fa la parte del furbo, ma non è molto sveglio.

Un gran pregio di questo gioco è che non si finisce mai di scoprire cose nuove all'interno dei vari mondi. Trowzer, un vissscido sssserpente venditore farà le veci di quel vecchio talpone di Bottles e ci insegnerà, a costo di preziose piume (altri collezionabili di gioco, assimilabili alle note in Banjo) le varie mosse che ci permetteranno di ottenere Pagie che prima ci erano precluse.

La progressione di gioco stessa, fatta di nuove mosse utili per risolvere puzzle vecchi e nuovi (derivanti dello sblocco di nuovi parti dei vari mondi), maschera in modo magistrale quella piccola componente di backtracking presente nel gioco.

Potreste pensare che io abbia dovuto mettere a dura prova la mia memoria fotografica per dire “wow, adesso che ho il potere degli ultrasuoni posso andare in quella grotta nel mondo di Luccighiaccio (la traduzione italiana è stupenda) e ottenere quella maledetta Pagia che mi sorrideva beffarda.” Ma in realtà, giocando, i vari mondi dei Gran Tomi oltre a scriverli nella mente li scriverete nel vostro cuore.

Tra l’altro, tenere a mente i dettagli dei mondi dei Gran Tomi, non è un’operazione finalizzata soltanto alla localizzazione dei puzzle per ottenere le Pagie, ma sarà fondamentale per superare i temibili quiz di DrQuack. DrQuack, nelle vesti di un Carlo Conti meno abbronzato, fa il verso al gioco a quiz di Gruntilda e sottopone a Yooka e Laylee delle domande riguardanti il mondo di gioco.

Yooka-Laylee
Caro Kartos, spero tanto di correre nuovamente insieme a te.

I parallelismi con Banjo-Kazooie non finiscono qui. La meccanica della trasformazione che nel titolo del Nintendo 64 era un sortilegio compiuto da Mumbo Jumbo (uno stregone mascherato) in Yooka-Laylee viene compiuta dalla Dottoressa Puzz, un’affascinante donzella con una vaschetta (compresa di pesce rosso) in testa e qualche tentacolo di troppo. Potremmo sfruttare le trasformazioni (che ci aiuteranno a recuperare preziose Pagie) in ogni mondo grazie alle Molechulus, un collezionabile presente in singola copia in ogni Gran Tomo.

Il gameplay è estremamente scorrevole e a ritmi tutt’altro che compassati. Il suddetto backtracking è roba di poco conto e l’unico neo della produzione è la telecamera che in rare occasioni fa un po’ i capricci. Ad ogni modo la giocabilità con il passare del tempo - grazie all'acquisizione di mosse dal buon Trowzer - non fa altro che migliorare. Ogni abilità avrà il suo peso rilevante, in ciascun mondo e soprattutto nelle boss fight.

Queste ultime sono una sfida bella tosta e non nego di aver trovato, a tratti, più difficoltà nel boss finale di Yooka-Laylee che contro i boss segreti di Dark Souls (ed invece poi si scopre che ero un pippone io a giocare).

Artisticamente parlando, Yooka-Laylee è meraviglioso. C’è cura negli NPC ricorrenti, nei dialoghi, nei combattimenti con i boss e nei cattivoni stessi. La medesima cura è stata riposta anche nel level design e nella progettazione delle varie sfide per ottenere le Pagie. Mi ricorda mia madre che mi agghindava e mi vestiva con tanta premura quando dovevo andare ai compleanni dei miei amichetti, che il Piccolo Lord poteva solo lucidarmi il GameBoy.

Yooka-Laylee
Verso nuove avventure!

Il fascino di questo titolo sta nel suo costante umorismo naif e nella rottura della quarta parete. Il gestore della sala giochi arcade nei vari mondi, il dinosauro Rextro, sa di essere ormai un personaggio dei videogiochi di un’altra epoca e non è raro sentire i personaggi ironizzare sul crowdfunding, sulle meccaniche di gioco, sull'industria dei videogiochi e perfino su loro stessi.

Questo loro essere borderline tra personaggi di gioco e personaggi reali è riuscito a creare lo stesso legame di amicizia che provavo nei confronti dei personaggi di Nintendo quando ero piccino picciò.

Rextro’s Software Entertainment è la linea di cabinati gestita dal buon Rextro, accompagnata da musiche chiptune evocative ed incalzanti. Potremmo fare una partita ai suoi titoli arcade per ottenere ulteriori Pagie solo dopo aver trovato il gettone da sala giochi presente nel mondo del Gran Tomo. I suddetti minigiochi, poi, sono davvero molto rifiniti e sarà possibile giocarci, nel menù principale, sia in solitaria che in compagnia fino a quattro giocatori.

I momenti che colpiscono “right in the feels” son quelli in cui, i personaggi dal look più “anziano”, hanno paura di scomparire dal mondo dei videogiochi e Yooka li rassicura dicendo che avranno un posto nel sequel. Lo spero tanto anche io. Era da tanto che non mi sentivo così. Yooka-Laylee è stato un gioco che mi ha fatto tornare bambino.

Versione testata: Xbox One

9
  • Visivamente splendido
  • Level design e vena artistica ispiratissima
  • Tasso di sfida vecchio stile
  • Telecamera saltuariamente fastidiosa
  • Backtracking presente, ma non pesante

Il gioco è una lettera d’amore nostalgica al mondo dei platform e, per quanto possa ricordare Banjo-Kazooie in gran parte dei suoi aspetti, Yooka-Laylee è un prodotto con una sua anima e che sa farsi apprezzare. Playtonic ha tutto il mio rispetto e la ringrazio per avermi fatto fare un bellissimo viaggio nell'infanzia.