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La prima ora di Persona 5

4 aprile 2017 Di Anteprime

In occasione del day one vi proponiamo le primissime impressioni provenienti dai 60 minuti iniziali di Persona 5. Una parte infinitesimale del gioco, eppure significativa.

In occasione del day one di Persona 5, vi proponiamo le nostre impressioni del nuovo gioco di ruolo giapponese firmato Atlus.

Naturalmente, considerando che parliamo di un prodotto la cui longevità si assesta senza grossi affanni sulle cento ore, descriverne appena la prima potrebbe sembrare non tanto fuori luogo quanto riduttivo.

Fortunatamente, già da queste battute iniziali, che abbiamo potuto testare con un giorno d'anticipo, Persona 5 riesce a far trasparire quelli che saranno i punti alla base del suo successo.

Il titolo di P Studio ha, anzitutto, stile da vendere. La scelta dei colori, con un vibrante rosso a primeggiare nell'interfaccia (anch'essa dal sapore molto irregolare e particolare) e nei momenti salienti, è soltanto l'inizio.

Le sequenze d'animazione in stile Lupin sono infatti un colpo a cuore di quanti hanno amato gli anime anni '80-90, dal momento che, almeno in questa fase, riescono a trasmettere senza batter ciglio quel medesimo feeling di fluidità ed estetica sopra le righe.

La prima ora di Persona 5 si apre con la scena di un furto, in cui il protagonista si ritrova braccato dalle forze dell'ordine e obbligato a far ricorso alle mani per provare ad uscirne vivo.

In questo segmento abbiamo un assaggio di due delle meccaniche basilari del gameplay: i combattimenti a turni e lo stealth.

Il sistema di combattimento si presenta, in questo test dalla durata contenuta, pressoché come ce lo ricordavamo dai precedenti capitoli e come ce lo si aspetterebbe da un ruolistico made in Japan.

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Attacchi semplici e abilità si danno il cambio quando c'è da stendere un nemico, in questa circostanza dal potere offensivo comunque piuttosto limitato.

Lo stealth, invece, si affaccia molto timidamente nell'occasione di una rapida fuga, dove, all'interno di un corridoio, il protagonista approfitta della distrazione di una guardia e, prima di procedere oltre, si nasconde dietro alcune casse.

Impossibile dire quanto sia riuscita questa meccanica, considerando che al calcio d'inizio si ottiene una semplice infarinatura che non dice granché riguardo non tanto alla qualità quanto a quel che c'entra una fase stealth in un contesto simile.

Terminata questa fase, di cui ovviamente non vi diremo in termini di storia e narrazione, parte il gioco vero e proprio, e parte il divieto di scattare foto e riprendere video in Persona 5.

Che siano scene d'intermezzo o gameplay regolare, infatti, Atlus non vi permetterà di estrapolare materiale dal proprio JRPG, ufficialmente per aggirare il rischio di spoiler (nonostante in Giappone ci abbiano giocato già un anno fa).

È in questo passaggio, in ogni caso, che facciamo la conoscenza con la storia del personaggio di cui andremo a vestire i panni dopo il prologo ambientato alla fine della sua vicenda.

Si tratta di uno studente che si appresta ad iscriversi, per ragioni sulle quali non approfondiremo, alla Shujin Academy. In questa scuola, perlomeno inizialmente, non sembra destinato ad avere vita facile.

Nell'area il personaggio, che prenderà il nome che decideremo all'inizio dell'avventura, farà la conoscenza non soltanto con gli altri membri chiave del cast - compreso il gestore di un ristorante presso il quale risiederà -, ma anche con Shibuya, pittoresco quartiere di Tokyo.

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A dispetto delle dimensioni abbastanza ridotte, come evidenziato dalle tante icone sulla mappa questa piccola zona ha già tanto da mostrare e rivelare, compreso lo stanzino con funzione di hub.

Uno stanzino che, come avremo modo di scoprire nel dipanarsi della storyline, sarà il punto di incontro tra normale e paranormale, realtà e sogno. E chissà che non c'entri qualcosa un'app molesta...

Questo è solo un antipasto! Seguiteci per altri approfondimenti su Persona 5.