Spesso ci capita di desiderare che determinati personaggi della nostra infanzia ritornino a giocare con noi. A volte cerco su YouTube qualche video di titoli che non avranno mai nuova vita come Clovis, di Dragon Valor, che rimarrà confinato nel suo regno di Raxis fatto di poligoni grandi come una moneta da due euro. Oppure come Spyro che, a quanto pare, rimarrà prigioniero del mondo degli Skylanders.

Altri però risorgono sotto nuove forme, come il buon Crash Bandicoot, storico compagno di avventure e di pomeriggi alla ricerca di casse introvabili, che riceverà a breve una remastered – la N.Sane Trilogy – coi fiocchi.

PaRappa fa parte di quel gruppo di giocattoli, come i sopracitati e tanti altri, che lasci in soffitta quando cresci, ma ogni tanto ci pensi e ti scappa un sorriso. Era e sempre sarà una delle icone Sony, simbolo di quell’epoca giocattolosa segnata da quella splendida scatola grigia, dal suo jingle inconfondibile e da quella nostalgica logo animation arancione.

PaRappa the Rapper Remastered
Il design del gioco è davvero sopra le righe.

All’epoca della sua uscita, PaRappa the Rapper era un titolo quasi pionieristico e considerabile come uno dei primi Rhytm Game moderni. PaRappa, un simpaticissimo cane antropomorfo, in abiti in stile hip-hop, si trova a vivere tutti i vari riti di passaggio caratteristici della transizione verso la figura di “giovane adulto”: lo vedremo alle prese con lezioni di karate, a sostenere l’esame per la patente e a passare per tutte le varie fasi di corteggiamento nei confronti di Sunny Funny, un fiore umanoide di cui è da sempre innamorato.

Lo stile grafico nato dalla sapiente mina di Rodney Greenblat, era spiazzante, quasi spartano ma al tempo stesso vivace ed accattivante. Le cutscene, serve della trama, sembravano quasi uscite da un cartone e, nella brevità del titolo, riuscivano comunque ad avere un forte impatto.

In questa remastered abbiamo dei modelli più smussati e definiti e il risultato complessivo e il quadro generale ben si sposa con una risoluzione ad alta definizione, anche se, a tratti, risulta leggermente piatta.

Ci troviamo di fronte, fondamentalmente, ad un titolo “ridisegnato” che, sebbene potrebbe far storcere il naso a qualche purista, offre un colpo d’occhio piacevole. Qualche altro cambiamento, poi, lo riscontriamo nei menu di gioco e nell’interfaccia dei pulsanti da premere per tenere il ritmo delle canzoni.

PaRappa the Rapper Remastered
È tempo di esame per PaRappa.

Una decisione che proprio non mi è andata giù è stata quella di rimasterizzare soltanto le sezioni in game. I filmati, che si prendono in carico la narrazione delle vicende tra un duetto e l’altro, invece, sono sostanzialmente stati presi di peso dalla versione PlayStation e incollati in una cornice in alta definizione (e stonano un po’ con il contesto pulito, dall’aspetto quasi vettoriale, del restante comparto grafico).

I sottotitoli dei filmati, inoltre, confondendosi con lo sfondo (cacofonia rap) non sono molto leggibili. Quelli in game, invece, sono molto puliti e ben visibili, anche se difficilmente ci troveremo a prestare attenzione alle scritte mentre cerchiamo di non mancare neanche una strofa.

Da un punto di vista del gameplay, invece, ci viene riproposta - come giusto che sia - una formula del tutto immutata anche se, purtroppo, presenta qualche difetto. Assistiamo al ritorno del sistema U rappin’ (che giudicherà la nostra precisione e il nostro tempismo) diviso in vari gradi che vanno dal pessimo Awful al celebre Cool, passando per i vari Bad e Good nel corso dei sei stage in cui PaRappa duetterà con i propri maestri.

Beccarsi delle bocciature – in caso di valutazione complessiva bad o awful – comporterà delle scenette davvero simpatiche, quindi almeno una volta, anche se fa strano a dirlo (magari in un’altra run) provate a perdere di proposito.

PaRappa the Rapper Remastered
Lo storico spettacolo finale.

Il titolo in edizione rimasterizzata offre, sulla carta, la stessa esperienza di gioco e risulta godibile e divertente. Purtroppo l’esperienza risulta sporadicamente minata da una certa imprecisione nei controlli. Mi è capitato di sentire PaRappa scandire perfettamente le parole e, con il giusto tempismo nella pressione dei tasti, di vedermi recapitare in tutta risposta un pollice verso e una penalità al punteggio.

Al contrario, affrettando o ritardando alcune pressioni, creando in tal modo una linea vocale spesso troncata di netto, mi son beccato una caterva di punti. Questo per quanto riguarda la difficoltà normale. Nulla che, però, compromette eccessivamente la fruibilità del titolo.

In modalità facile - che è fondamentalmente un tutorial dato che offre soltanto due dei sei stage presenti nella difficoltà superiore- il gioco è invece notevolmente più permissivo e risulta quasi impossibile non completare il livello.

Il titolo vola via in poco meno di un’ora, come da copione, ma ad aggiungere un po’ di rigiocabilità – tralasciando da questo conteggio la ricerca delle run “cool” o dei perfect score – ci pensano le tracce remixate (ovvero quelle che abbiamo avuto modo di vedere nella versione PSP).

Il titolo, all’epoca, ha avuto un impatto iconico, e questa remastered, al netto dei difetti, riesce comunque a divertire e a fare passare un po’ di tempo tra beat e nostalgia insieme al cagnolino più famoso di casa Sony. È una buona occasione, se non lo avete mai avuto avuto tra le mani, per recuperare un pezzo di storia; per chi ha avuto mondo di giocarlo sulle altre piattaforme, invece, si tratta pressoché dello stesso titolo con una veste moderna.

Disponibile per PS4