L’infanzia viene ricordata, in molti casi, come il periodo della spensieratezza, della creatività, del gioco e della fantasia. In quel periodo si costruiscono fortini e non si pensa al mutuo e all'affitto, si fantastica con dei giocattoli che sembrano quasi prendere vita, si viaggia con la mente verso luoghi speciali che sono, per ciascuno di noi, delle piccole isole della felicità, magari fatte di quintali di torte che possiamo mangiare in tranquillità senza che la mamma ci sgridi. C’è sete di avventura, si sogna ma, purtroppo, prima o poi bisogna crescere.

Blackwood Crossing è un’esperienza che esplora molte tematiche ed, in particolar modo, spinge molto sulle distanze che si vanno a creare tra due fratelli, nel caso in cui, uno dei due, sia sensibilmente più grande dell’altro. Fino ad un certo momento le cose vanno di pari passo, si gioca insieme, si condividono le stesse avventure. Si inventano personaggi e storie fantastiche. Gli ingredienti sono semplici, carta, pastelli, forbici e nastro adesivo e da lì nasce uno spaventoso drago da sconfiggere insieme.

Quando però c’è questa differenza di età, giunge il tempo in cui il ferroviere fa deviare il treno del più grande e si imboccano i binari della crescita. Cominciano a sorgere divergenze di interessi e cambia il modo di vedere le cose. L’infanzia pian piano viene messa da parte come quel giubbino bello grande, soffice e buffo a cui si era tanto affezionati ma che non si indossa più perché ormai si è grandi.

Prima lo si metteva senza problemi e lo si considerava divertente, poi lo si indossa solo quando necessario - perché magari fa freddo - ed infine lo si abbandona perché non è da grandi e magari non ci aiuta ad integrarci con gli amici o farci notare dalla ragazza che ci piace.

Blackwood Crossing
Gli eventi dopo un inizio ordinario, tendono al surreale.

In un contesto familiare, in cui sono presenti due figli di età diverse, non sempre il più piccolo, quello che rimane temporaneamente dietro, riesce ad accettare questo processo di evoluzione. Il magico duo che si divertiva a combattere draghi fiabeschi e a far volare le farfalle fatte con carta, elastici e graffette in giardino è stato diviso da sopraggiunti interessi più maturi, fatti di abiti alla moda, di telefonate interminabili fatte di effusioni e bacetti, di appuntamenti.

La storia di Scarlett e Finn, due orfani cresciuti con i nonni, offre un punto di vista a tratti poetico su questa separazione, sui processi di crescita, che dapprima seguono due rotte parallele, vicine, a tratti asintotiche, per poi cominciare a divergere man mano che sul grafico di queste due funzioni la variabile del tempo, che procede inesorabile, diventa una statistica sensibile e catalizza questo allontanamento.

Fin dai primi momenti di gioco si evince che la relazione ha raggiunto il punto di rottura e che Finn, il fratellino minore, si è sentito tradito, abbandonato, isolato. Non ricorda l’aspetto dei genitori e comincia a non riconoscere più nemmeno la sua sorellona.

Blackwood Crossing
Ecco Finn alle prese con le farfalle di carta.

Il titolo si apre con un ordinario viaggio in treno, che però ben presto si evolverà in una magica avventura che porterà Scarlett, il personaggio da noi guidato, a rivivere momenti del suo passato (che altro non sono che le radici che sottendono il suo presente e la aiuteranno a capire i comportamenti di Finn).

Finn è un ragazzino di dieci anni, vivace e spigliato. Ha una F appiccicata sulla maglietta, un mantello da supereroe ed un’isola tutta sua, la FinnLandia. Scarlett, invece, ha dei jeans stracciati, parla a telefono con il suo ragazzo ed è nel pieno della vita da teenager.

Ben presto si innescheranno degli eventi inattesi ed inizialmente incomprensibili e ci ritroveremo a vivere un viaggio magico, fatto di elementi surreali e di intensissima carica emotiva. Blackwood Crossing è quindi un’esperienza che farà riflettere sull'importanza e sul concetto di relazione familiare stessa, sulla rottura e la ricostruzione di legami, le cui catene possono essere spezzate ed ossidate dal tempo.

Blackwood Crossing
I legami spezzati si possono riformare?

Chiudendo questa parentesi, ampissima ma al tempo stesso doverosa in quanto cuore pulsante della narrazione di Blackwood Crossing, andiamo ad analizzare il titolo in un’ottica prettamente ludica.

Per quanto riguarda il gameplay, ci troviamo di fronte ad un’avventura in prima persona, dotata di una spiccata vena narrativa che amalgama, nel contesto di un flusso di eventi incalzanti ed emotivamente molto intensi, dialoghi, esplorazione (seppure quest’ultima quasi vestigiale, data la scarsa ampiezza degli ambienti di gioco) e puzzle context-driven.

Una trovata che è sia un punto di forza che il tallone d’Achille della produzione, è il dover ricostruire gli eventi ascoltando quello che le persone, che si celano dietro una maschera, hanno da dire. Gli abbinamenti sono sempre a coppie e ciascuno completa il discorso dell’altro. A volte però, qualora non si trovasse subito il filo logico del discorso, si potrebbe perdere del tempo a girovagare tra i vari personaggi in cerca del paio giusto.

Considerando il fatto che a volte son separati tra loro da una distanza non trascurabile, qualche minutino di vuoto potrebbe infastidire qualcuno e potrebbe stemperare un po’ il ritmo narrativo del titolo. A questo si unisce qualche altra simpatica trovata puzzle e la ricerca di qualche piccolo collezionabile.

Blackwood Crossing
Scarlett, la protagonista del gioco, che sta lasciandosi l’infanzia alle spalle.

La narrazione, però, è condensata in poco più di tre ore di storia e, al netto dei fatti, l’attenzione non va mai scemando. Anzi, il giusto bilanciamento tra dialoghi - nei quali potremmo “plasmare” la personalità di Scarlett, senza però intaccare palpabilmente gli eventi - e sezioni puzzle, si sublima in un’escalation narrativa che culmina con un finale convincente e commovente.

Come intuibile, il titolo è un’esperienza story driven fondamentalmente lineare, ma riesce a dire molto di più in una manciata di ore di quanto riescano titoli più blasonati, lunghi e con sceneggiature più pompose.

Tecnicamente parlando, il titolo ha molto da dire è il motore Unity, nella sua apparente semplicità, riesce a regalare immagini evocative e sognanti, ma anche scenari tanto disturbanti quanto affascinanti.

Il titolo è impreziosito da una colonna sonora che si adatta in modo camaleontico allo scenario e agli stati emotivi della scena riuscendo sempre ad offrire il sottofondo adatto. Sono cresciuto e sono un ometto ormai, ma qualche lacrima virile non si nega mai per opere del genere.

Versione testata: PS4