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Thimbleweed Park, un punta e clicca fuori dal comune - recensione

31 marzo 2017 Di Recensioni

Una cittadina tanto strana quanto irresistibile fa da scenario (o da protagonista?) al punta e clicca del momento: Thimbleweed Park.

Una delle cose più belle delle avventure punta e clicca è il poter fare le più strampalate congetture mai concepite come “Non so come spegnere la radio. So che è qualcosa che ha a che fare con il barbone in cella, e il riparare quel vecchio orologio da taschino”. Fuori dal loro contesto sembrano quasi i deliri di un romanziere che cerca di scrivere un thriller sullo spionaggio aeroportuale. Nel giusto contesto però hanno perfettamente senso.

Credetemi, non ho formulato questo esempio su misura per creare un effetto comico ma, mentre giocavo a Thimbleweed Park, mi sono trovata davvero a pronunciare frasi del genere. E queste cose hanno senso, nel loro contesto.

Una lamentela comune riguardante le avventure grafiche punta e clicca è relativa alle soluzioni dei puzzle. Dicono che non abbiano senso finché non vengono completate: o si fanno ragionamenti machiavellici per cercare la soluzione, o si prova, sistematicamente, ogni oggetto del proprio inventario finché non succede qualcosa.

In Thimbleweed Park si ha sempre una visione chiara della prossima mossa da fare. Probabilmente abbiamo a disposizione già un paio di pezzi del puzzle, bisogna solo capire come farli funzionare insieme.

Thimbleweed Park (nato da un team guidato da Ron Gilbert e Gary Winnick, noti per essere stati gli artefici della maggior parte degli iconici titoli prodotti da Lucasfilm) prende il meglio dei grandi classici dei punta e clicca, ma senza ereditarne i difetti. I controlli sono semplificati per rendere il titolo più giocabile. Per non perdere il filo c’è una lista di obiettivi e se vi trovate con l’inventario pieno potrete buttar via le cose che si riveleranno essere inutili.

Detto questo, comunque, non penso che il classico menu nella parte bassa dello schermo avrebbe causato dei problemi, anzi magari avrebbe contribuito a pompare la vena nostalgica del titolo, e, per rimanere in tema, devo dire che ho trovato un puzzle importante che aveva il sapore della vecchia scuola. Non penso che, senza un aiutino esterno, ce l’avrei fatta ad arrivare alla soluzione.

Nella maggior parte dei casi, comunque, quando si rimane bloccati su un puzzle ci troviamo di fronte allo stesso blocco di quando non si riesce ad andare avanti e la situazione si risolve semplicemente chiedendo aiuto. Come diceva mia nonna: se guardi sempre la pentola, l’acqua non bollirà mai; il cibo arriverà a tavola solo quando qualcuno andrà in bagno, e la chiave dell’ufficio della Pillow Factory la troverai subito dopo aver mandato un messaggio privato a qualcuno.

Ciò non vuol dire che non potrete deragliare volontariamente dai binari e seguire un’altra pista e divertirvi. La curiosità è sia la chiave  per completare il gioco, che quella del divertimento. Libero dalle catene di una tecnologia vecchia di 30 anni, il team di Thimbleweed Park ha creato un gioco meraviglioso, che vi piacerà particolarmente se gradite la pixel art. La città è favolosa. Strati di colori e luci fanno apparire lercia una toilette pubblica, elegante l’ingresso di una villa, e stranamente tranquilla la strada principale.

Non si tratta di sensazioni sbagliate. La città e i suoi ambienti sono pieni di segreti che potreste non riuscire a svelare nella prima run, battute che potreste perdervi se non esplorate ogni ramo dei dialoghi, e altre cose che dipendono da voi, giocatori. Thimbleweed Park segue la tradizione di giocare con la quarta parete, infatti i personaggi fanno spesso dei riferimenti – forse anche troppo spesso – ad altre avventure grafiche.

Thimbleweed Park
Non fatevi ingannare: non è un punta e clicca come gli altri.

Come Maniac Mansion prima di lui – probabilmente il gioco più amato degli anni ‘80 firmato da Gilbert e Winnick – Thimbleweed Park ci farà gestire più protagonisti. Sono supportati da un meraviglioso cast di “attori” secondari strampalati (che includono, per citarne alcuni, un cosplayer di Spock - il quale però non parla -un fantasma ossessionato dai reality show sullo sci, ed un uomo chiamato Doug a cui piace scavare).

L’approccio dei cinque personaggi centrali, tuttavia, sarà variabile. Dolores, che ha lasciato Thimbleweed Park per seguire il sogno di diventare una game designer, è la più discreta ed empatica; Randome il Clown è esplicito ed è dotato di un umorismo senza pudore; l’Agente Ray, temprata agente dell’FBI, ha abbandonato da tempo la sua volgarità e l’ha rimpiazzata con borbottii.

Uno a caso tra questi tre sarebbe capace di reggere il gioco da solo alla perfezione, gli altri due non tanto. Giocare nei panni di Franklin aggiunge un ulteriore e simpatico tasso di sfida – è un fantasma, e non può toccare fisicamente le cose – ma il suo personaggio, sebbene sia doppiato davvero bene, è uno zerbino il cui momento di gloria ci viene offerto tramite un deus ex machina. Il ruolo di Franklin, nell’economia di gioco, è confinato all’hotel dov’è morto, e si esaurisce presto il suo contributo rispetto agli altri quattro. Tirando le somme il risultato finale di gioco è un po’ sbilanciato in questo caso.

L’Agente Reyes, invece, è il partner dell’Agente Ray, ed è una simpatica figura che fa da complemento a quest’ultima. Una volta che si dividono, la cosa diventa più chiara: non ha la personalità di Ray a sorreggerlo nella narrazione, e il motivo per cui si trova in città è perlopiù comune. Sfortunatamente, nel contesto di Thimbleweed Park, ciò è anche noioso. Questo è, di sicuro, un problema relativo a quanto dovrete stare nei panni di Reyes, e Ransome il Clown vi darà la possibilità di rifarvi il palato.

Con il vostro aiuto - o, plausibilmente, nonostante la vostra goffagine - il gruppo dovrà risolvere il mistero nel cuore di Thimbleweed Park. È il mistero in questione non è né quello nel quale vi imbatterete fin da subito, né quello immediatamente successivo. Thimbleweed Park è un posto piacevolmente strano, eccentrico e affascinante come Twin Peaks (anche se non siete sotto la sferza tirannica della nostalgia). E i puzzle, soddisfacenti anche presi singolarmente, evolvono in una svolta finale della storia che vi potrebbe spingere ad alzarvi in piedi e ad applaudire, ringraziando tutti quelli che ci hanno lavorato.

8
  • Estremamente divertente
  • Uno splendido mondo in pixel art pieno di segreti
  • Difficoltà vecchio stile, ma non troppo, e puzzle soddisfacenti
  • I protagonisti non sono tutti ugualmente interessanti

Thimbleweed Park, l’avventura punta e clicca del momento, prende il meglio dei grandi classici firmati Lucasfilm Games, ma senza ereditarne i difetti. Potrebbero non piacervi tutti i protagonisti, ma questa cittadina è tanto strana quanto irresistibile, un po’ come Twin Peaks.