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Mass Effect Andromeda - Nomad, Heleus, Vivibilità: l'esplorazione

11 marzo 2017 Di Speciali

Le novità sul mondo e sull'esplorazione riusciranno a soddisfare la nostra sete di avventura in Mass Effect Andromeda?

Uno dei più grandi pregi della saga di Mass Effect è la sua forte essenza di space opera a tutto tondo.

Una forte e sterminata lore, fatta di viaggi interstellari, battaglie spaziali, universi enormi, fazioni, razze che si dipana tra videogiochi, fumetti, romanzi ed anime, contribuisce alla creazione di un ambiente di gioco immersivo, vivo e palpabile nella sua immensità.

L'ampio respiro della narrazione si rispecchiava in un altrettanto vasto mondo che però, purtroppo, è andato via via restringendosi, da un'ottica puramente ludica, nel corso della trilogia classica.

  • Sviluppatore: BioWare
  • Publisher: Electronic Arts
  • Piattaforme: PC, PS4, Xbox One
  • Data d'uscita: giovedì 23 marzo
  • Genere: Action RPG
  • Serie: Mass Effect
  • Precedente capitolo: Mass Effect 3 (Metacritic console, PC)

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In principio era il Mako

Inizialmente c’era la possibilità di scendere su determinati pianeti, esplorarne “liberamente” una piccola porzione grazie al M35 Mako, veicolo di fanteria dell'Alleanza, che si è reso protagonista, nel primo Mass Effect, di prodezze in scalata degne del miglior cavallo di Skyrim capace di salire lungo le pareti in verticale stile capre di montagna, e hanno dimostrato il proprio valore nei confronti di orde di nemici e contro i temibile Colosso Geth.

Si trattava di un veicolo corazzato, capace di resistere ad urti, escursioni termiche estreme e al fuoco nemico. Era dotato di un sistema di guida basilare e di qualche propulsore per saltare ostacoli e sezioni pericolose. Molti lo hanno amato, altri lo hanno detestato. Io credo si tratti di un punto fondamentale dell'esperienza di gioco che contribuisce al realismo e all'immedesimazione.

Avrei gradito un suo mantenimento, anzi, una sua migliore integrazione, oltre che una sua evoluzione in positivo in termini di funzioni e potenzialità, nel contesto della trilogia classica, dove, negli ultimi due capitoli, è diventato semplicemente oggetto di cutscene e di ambientazione.

La cosa che adorerei in Andromeda, visto che il Mako è tornato sottoforma di Nomad, sarebbe l'eventuale presenza di cutscene ricche di dialoghi all'interno del Nomad stesso, come ho avuto modo di apprezzare nel recente The Technomancer, in cui era possibile assistere a sequenze, a volte interessanti, all'interno del veicolo nei viaggi verso missioni cruciali.

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Poi venne il Nomad

Ci spero perché, a quanto pare, il Nomad sarà un punto cruciale del nuovo capitolo del franchise targato Bioware.

Un sistema di jump-jet meglio calibrato, l’inserimento di un propulsore per fuggire da situazioni disperate, una fisica finalmente plausibile e due modalità di guida, una lenta ed una rapida, che si adattano rispettivamente a percorsi sterrati ed irregolari e a zone libere e pianeggianti e la possibilità di usarlo come sistema di copertura dinamica nel contesto di un conflitto a fuoco, elevano il ruolo dell’erede del Mako a comprimario aggiuntivo della squadra del Pioniere.

Ritornando a quanto detto sopra, l’abbandono del Mako nel primo capitolo di Mass Effect ha comportato un restringimento ad imbuto della potenzialità di esplorazione delle mappe e del mondo di gioco, che sono diventati sì più complessi ma infinitamente meno “percorribili” dal giocatore stesso.

Perfino la Cittadella, meraviglioso ed affascinante Hub galattico ha visto ridursi drasticamente la sua superficie di suolo calpestabile. Il lato positivo è che almeno non bisognava più sorbirsi gli infiniti viaggi in ascensore.

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Le risorse, tra passato e futuro

Già in Mass Effect 2 abbiamo visto un cambiamento, in senso riduttivo, della partecipazione dei pianeti nell’economia di gioco, i quali sono stati relegati a contenitori di risorse (Elemento Zero, Iridio, Palladio e Platino) che potevano essere estratte, previa scannerizzazione, con l’uso di apposite sonde e servivano a potenziare la Normandy nell’ottica delle missione finale.

Le stesse risorse fanno il loro ritorno in Mass Effect Andromeda e avranno, in quest’ultima incarnazione del franchise, un ruolo importantissimo nell’ambito del crafting di cui vi ho già parlato nel precedente articolo di questo speciale su Mass Effect.

Abbiamo visto quindi, nel corso della trilogia del Comandante Shepard, l’andamento dei parametri di vastità e qualità di esplorazione evolversi secondo un rapporto di proporzionalità inversa.

Agli albori della saga vi erano grandi spazi che però risultavano in alcuni casi vuoti o con un level design anonimo, offrendo al giocatore un’esperienza per certi versi acerba (seppur capace di regalare, a tratti, delle ambientazioni fantastiche), mentre nel secondo e nel terzo capitolo ci si indirizzava sempre più verso delle strutture ad imbuto ma più curate e ricche di particolari.

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Un modo nuovo di intendere gli open world

Andromeda sembra voler mediare l’antitesi di questi due concetti e portarli sulla stessa lunghezza d’onda offrendo al giocatore una libertà d’azione ed esplorazione senza precedenti, senza andare a sminuire il fascino dell’esplorazione con un sistema open world vacuo e fine a sé stesso.

Dichiarazioni del producer Michael Gamble: "Sicuramente non chiamerei Andromeda un gioco open-world. Ci piace usare la definizione di gioco basato sull'esplorazione. In alcuni casi ciò accade in spazi aperti, ma non sempre. Puoi viaggiare sui pianeti sfruttando il Nomad ma non si tratta della tradizionale tipologia di gioco sandbox".

Da qui è facile intuire che non si tratta quindi di un’esplorazione vestigiale, abbozzata e nemmeno appunto di un approccio accademico al sistema open world.

L’IA offrirà al Pioniere, attraverso una scansione sommaria, i principali punti d’interesse del pianeta che si andrà ad esplorare, ma sarà dato libero potere decisionale al giocatore per quanto concerne la destinazione. Il Nomad sarà quindi la chiave dell’esplorazione planetaria e sarà completamente personalizzabile tramite svariati potenziamenti.

Raggiunti particolari punti nevralgici della mappa, si avrà accesso alle Forward Station, punti di viaggio rapido che permetteranno al giocatore di richiamare il Nomad in quella posizione (qualora fosse disperso o distrutto), di cambiare il loadout dei personaggi e di fare rifornimento per quanto riguarda la dotazione da battaglia.

Ogni pianeta ha le sue insidie, tra cui anche temperature proibitive, e sia il Nomad che il Pioniere avranno, per tenere testa a queste problematiche, i rispettivi supporti vitali (soggetti a deterioramento) che andranno rigenerati presso aree sicure o alle Forward Station. Esplorare in lungo e in largo le mappe porterà alla nostra attenzione nuove missioni e nuovi personaggi.

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La Vivibilità è importante

Stringere relazioni amichevoli con i locali, neutralizzare le minacce, risolvere problemi ambientali e completare specifiche missioni, aumenterà il parametro Vivibilità del pianeta in questione.

Una volta raggiunto il 40%, il gioco ci darà la possibilità di costruire i tanto agognati avamposti e conferirà al giocatore Punti Vivibilità Andromeda che, appena raggiunte determinate soglie, permetteranno di potenziare il Nexus, la stazione spaziale dell’Iniziativa Andromeda, e di risvegliare specifiche colonie dalla criostasi. Si potranno risvegliare scienziati, mercanti e personale militare che andranno a dare specifici vantaggi e particolari perk al giocatore.

Ulteriore spessore e fascino all’esplorazione è fornita dalla presenza della rete di Vault (no, non quelli di Fallout), luoghi particolarmente nascosti che offriranno un tasso di sfida elevatissimo al giocatore, il quale si ritroverà a dover sfruttare tutte le possibilità offerte dal gameplay di Mass Effect Andromeda per superare queste prove di esplorazione, navigazione ambientale, risoluzione di puzzle e dovranno fronteggiare nemici temibili in epici combattimenti, tutto questo al fine di riattivare questi Vault e fuggire sani e salvi, ma, soprattutto, per svelare i misteri che si celano nella galassia di Andromeda stessa.

Gli avamposti sono fondamentalmente delle stazioni avanzate automatizzate che contengono depositi di risorse di emergenza per permettere agli esploratori di rifornirsi, riparare i propri veicoli e di identificare i depositi minerari con sensori di profondità.

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Il Settore Heleus e i suoi Eden

Data l’assenza di portali galattici, cardine del viaggio spaziale nella trilogia classica di Mass Effect, i pionieri e le relative arche, si ritroveranno a concentrarsi sul settore Heleus. In una galassia vastissima, Heleus presenta risorse in abbondanza e sette promettenti eden, definiti dagli scienziati, tra cui figura anche la dottoressa Suvi Anwar (facente parte dell’equipaggio del Tempest, la nostra nave), Habitat 1-7 che sono le mete ideali per la colonizzazione e per il rifornimento di materiali necessari affinché l’Iniziativa Andromeda possa godere di ottima salute.

Dai dati preliminari è emerso che Habitat 1 è arido e solcato da vasti fiumi sotterranei, mentre Habitat 2, grande luna orbitante attorno a un gigante gassoso, è ricca di minerali. Habitat 3 è caratterizzanto da una vegetazione lussureggiante (simile a quanto visto su Virmire) e Habitat 4 mostra un quantitativo sorprendente di acqua superficiale. L’Habitat 5 è l’ideale per le forme di vita destro-proteiche (Turian e Quarian) ed Habitat 6 ha un clima mite che lo rende adatto ad una colonizzazione tranquilla, mentre Habitat 7 (che sarà la nostra prima destinazione con lo sbarco su Andromeda) è un vero e proprio paradiso tropicale.

Non si tratta però di descrizioni fini a sé stesse in quanto avremo la possibilità di entrare a contatto con queste stupende ambientazioni, le quali avranno forti implicazioni sul gameplay, e che renderanno l’esplorazione ancora più godibile ed appagante.

Ci sono tutti i presupposti per la creazione di un universo dotato di un cuore pulsante, un universo vivo ed interattivo in cui saranno le nostre decisioni a plasmare il destino dell’Iniziativa Andromeda.
Pionere Jonathan Ryder pronto ad andare in missione.

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