Guardatevi intorno. Non fatelo esattamente ora, però fatelo quando vi capita di andare in giro, magari per negozi. Roba marchiata “Nintendo” si trova ovunque, da qualche anno a questa parte. Nei primi anni duemila avreste mai pensato di trovare al supermercato lo yogurt di Super Mario? Io, quando un numero imprecisato di anni fa mi regalarono il Nintendo 64 per la comunione (dov’è il tuo Dio ora?), assolutamente no.

Nintendo ha capito relativamente presto che le sue proprietà intellettuali sono molto più forti di quanto si pensi. Super Mario è, in alcune parti del mondo, conosciuto come (se non di più) Topolino e Ronald McDonald. Normale, quindi, che da un po’ di tempo a questa parte la casa di Kyoto abbia iniziato a capitalizzare sui proprio marchi. Non c’è niente di male, è come se Katy Perry non si facesse pagare per le pubblicità che fa. In questo preciso momento la sto immaginando pubblicizzare Zelda, ed ho un piccolo mancamento nelle parti basse.

Fantasie a parte, il marchio Nintendo ed i suoi personaggi funzionano su tanti strati di pubblico. Per i gamer (e non solo) ci sono gli amiibo, che hanno la fortuna di abbracciare anche marchi esterni alla casa di Kyoto, come la statuina di Ryu di Street Fighter, Shovel Knight, o quella di Bayonetta che, a proposito, non si sa che fine abbia fatto. Per i non giocatori, o i “casual” che tanto odiamo, c’è l’abbigliamento, ad esempio; in quasi ogni negozio si trova la linea legata ad i personaggi Nintendo, tanto che Vans ed Oviesse hanno prodotto delle proprie linee esclusive.

Menzioniamo solo rapidamente la parentesi Pokémon (per la quale ci vorrebbe un trattato socio-economico di centinaia di pagine), che salvò Nintendo negli anni ’90 e, ancora oggi, è il cavallo - o il Rapidash, vedete voi - più prestante della sua scuderia. A questo proposito Pokémon GO è ancora un esempio molto fresco di come Nintendo abbia la capacità di focalizzare l’attenzione sui propri prodotti.

nintendo
Voi l'avete visto nei negozi? Neanche noi.

Il Mini NES sold-out, poi tornato, poi sold-out, poi tornato di nuovo ed infine del tutto fuori produzione, pare; le statue, i peluche, il merchandise giocattoloso come il drone volante di Mario Kart 8, o il Mario saltellante che ho visto in un negozio e stavo per comprare se solo non mi fossi ricordato di avere quasi 30 anni; il materiale scolastico che oggi è invidia di tutti ma, ai miei tempi, sarebbe stato solo oggetto di derisione, e tanto altro.

Ma Nintendo oltre ad aver venduto le carte Hanafuda (che se rivendessero oggi farebbero altri sfaceli, probabilmente) ha anche venduto console e videogiochi in tutti questi anni.

Arriviamo al punto del discorso, quindi: in quel di Kyoto i soldi piace farli. Per farli è arrivata anche a pubblicare videogiochi originali su smartphone, a pagamento (Super Mario Run) e con micro-transazioni (Fire Emblem Heroes).

La situazione è quindi la seguente: Nintendo avrà i vostri soldi. Ve lo ricordate quello sketch di Carlo Verdone in cui il comico illustra come il suo personaggio sia entrato in possesso di una pistola? Eccolo:

Facciamo uno sforzo di fantasia ed immaginiamo al suo posto il buon Reggie che vi mostra le cose che potete comprare di Nintendo. Dalle tasche tira fuori gli amiibo, se non li volete ci sono le magliette, se avete fame c’è lo yogurt, poi ci sono i videogiochi, sennò ci sono i peluche per la vostra fidanzata che gioca solo a Super Mario, volete una console? Ma adesso esce Switch! E c’è Zelda, e ci abbiamo fatto pure tre amiibo nuovi di zecca, tiè, di cui uno gigantesco che raffigura uno dei Guardiani. Sei un vecchio bacucco? Tié, c’è il Mini NES (se lo trovi).

Non se ne esce. A tutto questo si aggiungono anche i DLC a pagamento, cosa da cui Nintendo si era tenuta ben lontana fino a qualche tempo fa, salvo poi ritrovarsi a cedere con Mario Kart 8, Super Smash Bros., ed una serie di titoli. C’era solo una saga ad essere rimasta illesa, finora, un franchise circondato da un’aura di sacralità da circa 30 anni: The Legend of Zelda.

L’aura si è dissolta per soli €19.99, ovvero il prezzo a cui verrà venduto il season pass per The Legend of Zelda: Breath of the Wild. Il contenuto si snoda in modo abbastanza classico, ovvero con una serie di uscite che copriranno tutto l’anno. Ci saranno tre nuovi forzieri in giro per la mappa, con una camicia con il logo di Switch (!) ed altri oggetti utili; in estate arriverà Cave of Trials; una sorta di hard mode con dei dungeon più complessi; una “nuova caratteristica” per la mappa di gioco; alla fine dell’anno invece arriverà un nuovo dungeon ed una nuova storia originale, qualsiasi cosa significhi.

“Il mondo di Hyrule che abbiamo creato per The Legend of Zelda: Breath of the Wild è così esteso e animato che volevamo offrire un’esperienza ancora maggiore ai giocatori”, dice Eiji Aonuma. Guardando al contenuto in sé, il prezzo a cui viene offerto è ottimo, ma quel “hard mode” sarebbe dovuto essere inserito già all’interno del gioco – come succede ovunque – o almeno dovrebbe essere un contenuto gratuito. Questo genera una serie di riflessioni riguardo a Zelda, e come Nintendo potrebbe gestire la sua saga.

La prima sensazione è positiva, perché così di Zelda si parla tutto l’anno, e far parlare dei propri prodotti non-multiplayer per un periodo esteso è una cosa che Nintendo deve cominciare a fare, perché Final Fantasy XV è un esempio da seguire, nonostante tutto.

Spargere il verbo rende l’utenza curiosa e, se magari salta l’uscita di marzo, a forza di sentirne parlare può darsi che Zelda se lo compri pure. Una maggiore richiesta, inoltre, porterebbe Nintendo a fare più prodotti legati a quel marchio. Quindi, sdoganati i season pass e le app per mobile, perché non portare Zelda proprio su smartphone e tablet?

La corsa alla modernità di Nintendo passa anche per queste dinamiche, inevitabilmente, ma la accolgo con piacere. Ci sono delle cose, però, a cui bisogna stare attenti. Prima di tutto il fatto che si aggiungano dungeon ed una modalità difficile a pagamento, in particolare quest’ultima feature mi dà parecchio fastidio.

C’è da dire che con Mario Kart 8 si è fatto molto bene in rapporto qualità/prezzo, un po’ meno con i DLC dell’ultimo Super Smash Bros., ma lì c’era di mezzo anche Namco e forse la colpa va condivisa, in un certo senso.

nintendo the legend of zelda breath of the wild
Per dire.

L’importante è che la corsa, ad un certo punto, si assesti, perché Nintendo è tale proprio perché a fronte di taluni necessari cambiamenti degli ultimi anni, è comunque rimasta sempre la stessa. La casa di Kyoto è fondamentale per l’intera industria, per quanto ne dicano i detrattori, e perderla in nome del dio denaro sarebbe un peccato. Di aziende nipponiche di nome ed occidentali di fatto ce ne sono fin troppe, tra cui una che produce anche la console più venduta del momento, e per ora ci bastano.

Vorrei che questa storia finisse semplicemente con The Legend of Zelda che diventi un marchio famoso almeno la metà di Super Mario, perché se lo merita. Le avventure di Link sono molto amate, ma solo da una nicchia di pubblico che, nonostante tutto, l’ha celebrata in questi 30 anni rendendola una serie di culto. Pensate il potenziale di un prodotto del genere se esposto al grande pubblico.

Nell’attesa che Oviesse metta in vendita le felpe che riproducono la tunica di Link, rendiamoci conto che mancano poco più di due settimane all’arrivo di Breath of the Wild. Nintendo ha già ipotecato il mio portafogli per il 2017. C'è Switch, ci sono i nuovi amiibo di Zelda (e chissà quanti altri inediti), poi ci saranno i Joy-Con di mille colori e griffati per qualsiasi cosa, e poi chissà cos'altro si inventeranno questi maledetti oni di Kyoto. La Virtual Console di Gamecube per Switch? Un altro libro per fan di Zelda? Una carta prepagata marchiata Nintendo per mandare direttamente i soldi nelle tasche di Kimishima?

E allora prenditi 'sti soldi, basta che mi fai giocare.

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