Versione testata: PS4

Il successo de L’Attacco dei Giganti, al secolo Attack On Titan, è stato inarrestabile e ha portato dal manga all’anime, come spesso accade, passando per una marea di produzioni multimediali e interattive di ogni genere. Il prodotto di Hajime Isayama ha stupito critica e pubblico non tanto per la quantità della violenza delle azioni raffiguratevi, quanto per la sua qualità; per l’impatto che questa ha sul racconto e sulla caratterizzazione dei personaggi, ognuno dei quali con una propria reazione differente e una differente valenza nell’economia dell’intreccio.

Secondo gioco ispirato a quest’opera, A.O.T. Wings of Freedom raccoglie l’eredità non eccessivamente gratificante del titolo disponibile per Nintendo 3DS e prova a portarla sulle console di nuova generazione, e pure su PC tramite Steam, inserendola in un contesto collaudato come quello dei musou firmati Omega Force. Il risultato è un gioco piuttosto solido, con una mole di contenuti e modalità soddisfacente, coadiuvata da un sistema di combattimento sì monotono ma meritocratico, ma minato da diverse pecche e mancanze che andremo ad analizzare nella nostra recensione.

In primis, Wings of Freedom ha qualche problema con la narrazione. L’action edito da Koei Tecmo segue pedissequamente la prima (e sola, per ora) stagione dell’anime, con l’introduzione di un capitolo inedito a fare da epilogo e stralci degli OAV, nel tentativo di trasporre nel mezzo videoludico tutte le vicende raccontatevi. Generalmente spingiamo perché i tie-in seguano le sceneggiature già preparate per film e serie TV, ma in questo caso la conseguenza dell’adattamento è un lavoro di sintesi dell’anime/manga che, se da un lato non rende giustizia a L’Attacco dei Giganti, in definitiva è comprensibile e godibile soltanto da chi ha guardato o letto gli originali.

Situazioni si verificano e personaggi interagiscono secondo trame intessute e approfondite nella produzione d’origine, mentre queste vengono soltanto accennate e proposte così come sono nel videogioco. Ad esempio, la Capo Squadra Hange si comporta in modo “strano” quando vede i Giganti e sembra particolarmente desiderosa di averci a che fare, ma i motivi di questo interesse non sono mai esplicitati in maniera diretta come lo sono, attraverso un buon numero di puntate, nell’anime. Una circostanza del genere evidenzia che gli scrittori di Omega Force si sono sforzati di riassumere e racchiudere il lavoro di Isayama nel nostro A.O.T., ma per ovvie ragioni hanno dovuto rinunciare a qualche particolare o scena ritenuta superflua (o in altre occasioni recuperata tramite frettolosi flashback) nell’economia della trasposizione videoludica.

Restare così fedeli all’originale L’Attacco dei Giganti prevedeva inoltre due, all’apparenza, semplici scelte di design, che tuttavia sono evidentemente incompatibili col tipo di gioco in genere realizzato dai creatori della serie Warriors. Anzitutto, parlavamo della violenza mai fine a se stessa della fonte: ogni sconfitta, ogni bagno di sangue e ogni smembramento è lì fondamentale nella definizione del tono e dell’atmosfera, in un mondo dove tutto sembra irrimediabilmente compromesso e non ci sono speranze di uscirne vivi. A.O.T. Wings of Freedom rinuncia totalmente agli smembramenti in nome, immaginiamo, di un rating favorevole, contravvenendo ad una componente che soltanto chi non conosce la serie potrebbe ritenere accessoria. Questa decisione, insieme a quanto riportato finora, impedisce a chi non conosce Attack On Titan di farsi l’idea giusta al riguardo e lascia con l’amaro in bocca chi, invece, è consapevole del suo potenziale visivo.

Inoltre, per via del genere d’appartenenza, il gioco prevede che si abbatta un numero spropositato di Giganti, laddove nel mondo disegnato dal mangaka nipponico eliminarne anche uno solo rende quasi delle leggende. Se nei panni di un valoroso eroe come Levi la cosa può essere credibile, in quelli di reclute appena usciti dall’addestramento appare quantomeno incoerente fare stragi di creature note per essere così potenti, temibili e temute.

In termini di puro gameplay, abbiamo nelle inquadrature un peccato mortale. È difficile misurarcisi soprattutto nelle fasi iniziali e in quelle urbane, quando sarebbe richiesta una certa precisione, e una fluidità tale da stringere sul protagonista di turno o sul Gigante finito nel mirino a seconda dell’occorrenza. Nulla di tutto questo succede e, anzi, a dirla tutta pure nelle zone rurali capita che la visuale finisca “impallata” da edifici o parti “superflue” di nemici caduti, perdendosi momenti importanti dell’azione.

Chiudendo sugli aspetti negativi, Wings of Freedom non dispone, purtroppo, né di doppiaggio, né di sottotitoli in Italiano. Insolitamente, Koei Tecmo ha optato per una soluzione al risparmio, che se da un lato ha permesso ad un titolo che in altri tempi non avrebbe visto la luce in Occidente, dall’altro l’ha offerto all’utenza nostrana con voci in Giapponese e testi soltanto in Inglese. I puristi apprezzeranno, ma tutti gli altri… ?

In alcune porzioni di gameplay è possibile interpretare un Gigante piuttosto speciale...
In alcune porzioni di gameplay è possibile interpretare un Gigante piuttosto speciale...

Come dicevamo in fase d’introduzione, comunque, A.O.T. è solido quanto basta per arrivare ad una longevità di circa quaranta ore tra missioni principali e quest secondarie. Il ritmo della storia è piuttosto sostenuto e tra una missione e l’altra, inoltre, è possibile personalizzare o potenziare il proprio armamentario con un rudimentale sistema di crafting. Il twist che ci è piaciuto di più riguarda le fortificazioni: in sostanza, si possono usare le armi vecchie per migliorare le nuove, e generalmente è questa la soluzione migliore, a fronte di pezzi d’equipaggiamento non sempre all’altezza negli “store” adibiti.

I combattimenti sono abbastanza ripetitivi, ma l’aspetto positivo è che premiano la qualità delle azioni eseguite e sono assai coerenti con la lore di Attack On Titan. Per eliminare un Gigante di dimensioni contenute, ad esempio, potrete sferrare un colpo direttamente alla loro nuca, mentre con altri più grandi dovrete colpirne le ginocchia o le braccia per indebolirli e poi procedere all’eliminazione. Più parti colpirete prima di sferrare l’attacco conclusivo, maggiore sarà il numero di ricompense (in termini di materiali per il crafting) che vi porterete a casa alla fine della missione.

Restando in tema di combattimenti, il nostro offre l’opportunità di giocare diverse missioni con diversi personaggi, ciascuno dei quali almeno teoricamente caratterizzato per le sue abilità sul campo di battaglia. La verità è che tutti sembrano più o meno uguali anche dopo svariate ore di gioco, e l’unico per cui valga la pena sottolineare questa feature è Armin, capace di assegnare compiti più dettagliati rispetto ai suoi commilitoni (la storia, rispettata, prevede che lui abbia delle specifiche capacità strategiche) e molto debole quando si tratta di attaccare in prima persona.

La mappa è “aperta” e questa particolare struttura consente di muoversi liberamente da un obiettivo all’altro, passando da target primari a secondari in base ai propri desideri (e alle tempistiche dettate dal gioco per la buona riuscita delle missioni). Aiutare un compagno vuol dire poterlo schierare nel proprio team, e questo si rivela molto utile specie quando il quantitativo di Giganti corazzati aumenta e il campo di battaglia è una baraonda tale da far desiderare un intervento esterno per dare una mano proporzionale alle skill dell’uomo assoldato. In alternativa c’è anche l’opportunità di vederli disporsi su punti strategici, e fornire le bombole di gas e le lame indispensabili per continuare a sferrare attacchi efficaci.

Wings of Freedom include infine una modalità cooperativa per quattro giocatori chiamata Expedition, che consiste in missioni slegate dalla trama dove è necessario ripulire la mappa invasa dai Giganti. Funziona, è piuttosto comoda e permette di sbloccare materiali per la modalità storia, nonché di far crescere il livello del proprio personaggio e quello del corpo d’appartenenza, anche se l’assenza di una componente narrativa ne limita inesorabilmente la longevità. Sarebbe stato bello vederla basata su episodi o personaggi in particolare, considerando l’elevato potenziale drammatico dell’opera.

In conclusione, la trasposizione videoludica de L’Attacco dei Giganti a cura di Koei Tecmo e Omega Force offre meccaniche collaudate e una qualità complessiva adeguata, nonostante non riesca a spiccare il volo per gli importanti limiti di un design che prova a guadagnare nuove fette di pubblico ma finisce per perderne altre di appassionati.