Nell'era videoludica in cui criticare Call of Duty e Assassin's Creed è diventato un sport nazionale, Ubisoft tira fuori dal cilindro il miglior episodio della saga degli Assassini successivo alla trilogia di Ezio Auditore. Questo reca il nome di Assassin's Creed Syndicate e ci porta nel cuore della Londra Vittoriana, la capitale di un fermento britannico che sarebbe poi sfociato in tutta Europa nel periodo storico che viene recintato sotto la denominazione di Rivoluzione Industriale.

Sembra quasi superfluo sottolineare quanto la scelta di quest'ambientazione, dopo la Francia rivoluzionaria di Unity, sia riuscita. Il setting è infatti il piatto forte del franchise creato da Ubisoft Montreal e gestito in via del tutto eccezionale (chissà...) da Ubisoft Quebec, che da Black Flag escluso in avanti ha la meglio sulla storia e sull'esatto posizionamento di ciascun episodio nel filo logico della trama globale. E questo non ci stupisce affatto, perché una qualunque storia farebbe fatica ad emergere di fronte ad'un età talmente evocativa, che ha segnato a tal punto l'immaginario collettivo, e quella di Syndicate, per quanto ben scritta e raccontata col ritmo incalzante (e imperante) del serial televisivo, non fa eccezione.

Basti pensare che personaggi storici del calibro di Karl Marx, Alexander Bell, Charles Dickens sono "relegati" al ruolo di figure secondarie, alleati che accompagnano la coppia di protagonisti nella loro avventura, mentre qualunque altro medium avrebbe affidato loro le chiavi del plot o quantomeno della narrazione. Invece, Ubisoft Quebec si è "limitata" a riportarli in vita più col tono della macchietta che col tratto di chi vuole proporre una raffigurazione storicamente severa e attendibile, riuscendo comunque a far emergere i tratti principali delle loro personalità e portarli al grande pubblico. Un merito non da poco.

I protagonisti di cui sopra sono Evie e Jacob Frye, due gemelli che per una serie di ragioni completamente dipendenti dal loro carattere fumantino si ritrovano a Londra, nel bel mezzo di una battaglia tra Assassini e Templari che forgerà il presente e il futuro raccontati - anche in questa iterazione molto, molto da lontano - in Assassin's Creed. La coppia è insieme soltanto nelle cut-scene e in pochi momenti di calma (sul treno-hub di Syndicate) ma i loro scambi hanno un buon impatto emotivo sulla narrazione, ruotando intorno al luogo comune dei fratelli litigarelli.

Da un punto di vista ludico, i due sono differenziati per il potenziamento di determinate skill, ai livelli inferiori disponibili per entrambi ma ai piani superiori appannaggio esclusivo dell'uno o dell'altro. Principalmente, la differenza sta nella maggiore capacità stealth di Evie, che non a caso ha delle missioni (le migliori, a nostro dire) silenziose e ben ricamate da portare a termine, e nell'abilità di Jacob nel combattimento, finalmente un po' più probante, con nemici che come nel free flow di Warner Bros. accerchiano e attaccano senza attendere il proprio turno.

Vada come vada, il fratellino è sempre in grado di cavarsela alzando le mani, un po' meno contro i poliziotti, o i suoi arnesi preferiti, disponibili in innumerevoli versioni potenziali e producibili da zero con l'inedito sistema di crafting. Se invece la situazione si fa più affollata del previsto, niente paura: Jacob ha al proprio servizio i Rooks, un'autentica milizia urbana che il giocatore può utilizzare a propria discrezione sia per avere una mano in missione, sia per creare confusione nella location di un'operazione e agire poi indisturbato. I Rooks hanno persino un alberto delle abilità a parte, che ne regola la forza e la prontezza una volta chiamati ad intervenire sul campo di battaglia.

E sono proprio le missioni a svelare la duplice natura di Assassin's Creed Syndicate. Da un lato abbiamo la brillantezza del nuovo team di Ubisoft Quebec, che si è sbizzarrito nel trovare soluzioni ludiche mai esplorate prima nella serie; dall'altro, invece, ci ritroviamo uno studio che ha dovuto fare per forza di cose i conti con un gameplay vecchio di una, se non due, generazioni e agire nei limiti da esso imposti. Tali limiti riguardano perlopiù il motore fisico, che non riesce a generare collisioni e interazioni credibili, e l'intelligenza artificiale, messa a dura prova dalla creatività dello sviluppatore e spesso (in qualche ricordo dal design più elaborato oppure nella meccanica del fischio, con entrambi che finiscono per essere troppo semplici) non all'altezza.

È un peccato dover rimarcare queste manchevolezze, perché difatti siamo in presenza di quello che per noi è il miglior Assassin's Creed dopo anni di appannamento. Ma proprio perché c'è della qualità in questo gioco riteniamo che l'intera serie avrebbe bisogno di staccare la spina e ritrovarsi: sia reboot tecnologico e narrativo, un inizio completamente ex novo, per riportare sui binari giusti un franchise che ha del materiale di partenza fenomenale e una pletora di sviluppatori di fascia alta se non altissima a propria disposizione.

La trama stessa di Syndicate è per l'ennesima volta autoconclusiva, inizia e finisce come se fosse un gioco totalmente a sé. Questo può far piacere a chi non segue le uscite annuali di Assassin's Creed, ma è da comprendere la frustrazione di chi, come amici del sottoscritto hanno riportato, si ritrova con un pugno di mosche in mano dopo aver seguito il franchise fin dal primo giorno e ad aver masticato amaro fin dalla seconda metà del terzo episodio. La confinazione in uno spazio così stretto per una saga potenzialmente tanto grande mette toglie luce persino a un paio di colpi di scena degni di nota.

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Per certi atteggiamenti sopra le righe, Crawford Starrick ricorda i villain della serie Far Cry.

In ogni caso, la buona volontà di Ubisoft Quebec e la maggiore qualità derivante dal ciclo biennale di sviluppo hanno sortito da una prospettiva tecnica gli effetti sperati. Assassin's Creed Syndicate non è perfetto ma siamo lontani anni luce dai problemi macroscopici riscontrati, tra glitch e realizzazione grafica estremamente altalenante, in Unity: il frame rate si sta avvicinando alla stabilità, anche se i cali più o meno lievi rimangono padroni della scena, e sono soltanto una manciata i bug che abbiamo incontrato durante il nostro playthrough - siamo stati fortunati o ce n'è davvero di meno?

Lo studio canadese non si è fermato alla ripulitura, comunque, portando un buon numero di innovazioni che comportano altrettante, evidenti conseguenze sulla giocabilità. In primis, le carrozze: grazie a loro è possibile percorrere la vastissima ambientazione londinese in maniera molto più rapida e divertente, lanciandosi ad esempio in un inseguimento culminante in un corpo a corpo sul loro stesso tetto o speronando il rivale fino alla sua morte. Altro momento assai gradevole è lo scambio di chiacchiere e informazioni sulle missioni a bordo del mezzo, che ricorda da vicino le migliori produzioni di Rockstar Games.

L'altra grossa novità di Syndicate è il rampino, un'introduzione che si è rivelata necessaria perché i giocatori riuscissero a spostarsi nel modo più fluido possibile tra un palazzo e l'altro nel nuovo scenario urbano. Nonostante le apparenze, il rampino però non funziona esattamente come in Batman: Arkham. Una volta attivatolo, infatti, Jacob ed Evie devono appendersi alla corda sparata all'altra estremità e scorrere lungo di essa per giungere a destinazione. Una differenza sottile che, se da un lato rende l'utilizzo meno immediato e forse un tantino più superfluo, dall'altro restituisce coerenza al micro-cosmo di gioco.

Assassin's Creed Syndicate è un titolo davvero enorme, che fa del suo story mode soltanto la punta dell'iceberg grazie ad una mole impressionante di contenuti single-player. Peccato per la mancanza non tanto del multiplayer, fino a Black Flag tratto distintivo del franchise nella passata generazione di console, quanto di una co-op che probabilmente è stata sul tavolo prima di essere tagliata per ragioni di stabilità. Un impianto tecnologico più al passo coi tempi (e non parliamo della grafica, capace di stupire coi tanti scorci sulla Londra Vittoriana) e una storia maggiormente connessa alla saga ne avrebbero fatto un capolavoro senza tempo.

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