L’ascesa del franchise Call of Duty ha portato all’inevitabile nascita di polemiche reiterate e dannatamente uguali ogni anno. È da un po’ di tempo che non sento altro che parlare male di questa serie, talvolta a sproposito, visto che in molti nemmeno ci si avvicinano lasciando la sentenza ai luoghi comuni e alle solite frasi fatte.

Anche quest’anno più di una volta ho sentito la solita tiritera, che probabilmente non scalfisce più di tanto la macchina del successo firmata Activision, ma che un po’ ne lede l’immagine all’occhio del videogiocatore.

Ma la verità qual è? La verità è che da tempo i responsabili dello sparatutto in prima persona più venduto degli ultimi anni si son rimboccati le maniche, optando per un ciclo di sviluppo di tre anni per episodio di cui finalmente stiamo cominciando a vedere i risultati. Call of Duty: Advanced Warfare è il primo prodotto di questo nuovo corso ed è, e questo potrebbe sorprendervi, il Call of Duty più avanzato, il miglior gioco della serie degli ultimi anni, uno dei più divertenti del 2014.

Call of Duty: Advanced Warfare è anche il primo progetto a nascere totalmente dalle mani di Sledgehammer Games, un prodotto pensato e studiato per le console di nuova generazione e che si mette in gioco con tanta voglia di cambiare, senza mai mettere da parte le caratteristiche che da sempre hanno contraddistinto la serie Activision. Il coraggio e la competenza del team californiano capitanato da Glen Schofield e Michael Condrey sono encomiabili, perché non è facile osare con un brand così famoso: gli errori possono costare cari non solo perché andrebbero a modificare la percezione della qualità generale agli occhi del consumatore, ma anche perché snaturerebbero il feeling a cui tantissimi fan sono ormai abituati. Tanto è vero che, nonostante la maggiore dinamicità di questo capitolo, nei suoi primi giorni di vita Advanced Warfare si gioca ancora “come al solito”. Ma a questo ci arriviamo tra un attimo.

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"La chiamiamo guerra avanzata"

L’offerta di Call of Duty: Advanced Warfare è come sempre triadica, ma è impossibile negare che sia fortemente focalizzata sul comparto multiplayer - anche se gli obiettivi sbloccabili non sembrano dimostrarlo. Come un po’ tutte le modalità presenti, le meccaniche alla base del multiplayer si focalizzano tutte sull’utilizzo degli esoscheletri (o EXOscheletri, per dirla a là Call of Duty). Tra le abilità base di queste fantascientifiche tute ci sono infatti il doppio salto, con annessi boost in avanti e schianti, e le schivate attivabili premendo l’analogico nella direzione desiderata.

Già mettendo mano a queste due novità è dannatamente semplice intuire quanto il gameplay sia cambiato virando verso una maggiore velocità e dinamicità dell’azione e un’inedita verticalità, seppur non ai livelli di un Titanfall. Le tredici mappe sfruttano bene queste nuove tendenze andando a creare delle possibilità prima impensabili, ma comunque in linea con il gameplay storico della serie e quindi piuttosto classiche nella resa finale.

Le abilità specifiche del vostro soldato saranno poi gestite dal sistema Pick 13, un erede del Pick 10 di Call of Duty: Black Ops 2 che vi permetterà di organizzare il vostro loadout per adattarlo non solo alle vostre attitudini (e sarà davvero fondamentale farlo per spiccare, credetemi), ma anche alle caratteristiche delle mappe in cui andrete a giocare. Il fattore personalizzazione, anche estetica e sempre al limite del tamarro, è poi ulteriormente accentuato dai drop casuali e assegnati in base alla vostra bravura, un’aggiunta che puntella tali aspetti con il sapore dei classici loot in stile Diablo.

Ho apprezzato particolarmente quest’introduzione, che spinge ulteriormente all’affannosa ricerca dell’equipaggiamento migliore senza però destabilizzare gli equilibri del gioco, come ahimè accade in Destiny. A questo va aggiunta comunque la velocità e la stabilità di un sistema matchmaking che rasenta la perfezione e la massiccia presenza di modalità di gioco molto varie, tra cui per divertimento e originalità va sicuramente menzionata Oddball, una sorta di pallamano bellica, almeno considerando “l’ecosistema” Call of Duty.

L’unico problema è che dopo tutte queste belle introduzioni, come vi dicevo, Call of Duty: Advanced Warfare si gioca ancora nella solita maniera: i camper, supportati dalle personalizzazioni estetiche, hanno ancora la meglio spezzando il frenetico ritmo di gioco messo su da Sledgehammer Games. Sarà questione d’abitudine o cattiva condotta, e quindi non è detto che la situazione non cambi, ma è a tutti gli effetti un vero peccato: vincere la frustrazione o incontrare partite “oneste” richiederà una gran dose di pazienza. E fareste bene a trovarla, perché c’è tanto con cui divertirsi.

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"Il potere cambia tutto"

La seconda faccia dell’offerta di Call of Duty, in ordine di importanza, è invece la campagna singleplayer, uno showcase di quanto proposto dagli sviluppatori con una strizzata d’occhio alla spettacolarità propria dei blockbuster del cinema americano. Ne parlavamo qualche giorno fa, e forse quella di Call of Duty è una delle poche esperienze lineari, e quindi ancora derivate dal cinema, che ultimamente “latitano” all’interno dell’industria videoludica. Ed è anche una delle poche capaci di attrarre una delle più grandi figure dello star system hollywoodiano, quel Kevin Spacey che ci sta facendo sognare con House of Cards e che giustamente splende in questa sua virtuale interpretazione.

Dal punto di vista cinematografico, considerando anche il doppiaggio e le espressioni facciali di prim’ordine (a proposito, c’è anche l’ormai onnipresente bel faccino di Troy Baker) e dando il giusto peso alla sua sceneggiatura, la modalità singleplayer di questo Call of Duty non la butto mica. Basta prenderla per quello che è: un action movie americano, per stile e messa in scena. Certo, farebbe piacere trovarsi al cospetto di una storia degna dei capolavori bellici del grande schermo, ma se vado al cinema a vedere I Mercenari, sicuramente non mi aspetto uno degli ultimi fantastici lavori della Bigelow.

E anzi, vi dirò di più: in sala ci entro col mood giusto, pop-corn alla mano e pronto ad applaudire rumorosamente l’ennesima esagerazione della virilità maschile firmata Sylvester Stallone. Perdonatemi quindi se pad alla mano mi sono esaltato quando, saltando da un bus a un auto blindata, ne ho lanciato via dal parabrezza il conducente. Script o non script, QTE o non QTE: questo è Call of Duty e come tale va fruito.

Quella di Call of Duty: Advanced Warfare è a mio parere una campagna godibilissima con cui passare circa 6/7 ore, preferibilmente a difficoltà esperto o superiore come ho fatto durante la mia prova su strada, prima di passare all’esperienza multiplayer o per inframmezzarla. Infine, oltre ad alcune peculiarità del gameplay, anche qui caratterizzato da una customizzazione del personaggio con un semplice e funzionale albero delle abilità con tanto di sfide da portare a termine, ho apprezzato tantissimo la scelta di proporre i filmati in una spettacolare computer grafica, che arricchiscono un comparto tecnico sufficientemente soddisfacente, soprattutto grazie ad alcuni scorci mozzafiato.

Il terzo pezzo del puzzle è la modalità EXO Survival. Modellata attorno alla modalità Survival di Modern Warfare 3, questa game mode permette di cooperare con altri giocatori per affrontare ondate di nemici e completare determinati obiettivi secondari, sempre supportati dalla presenza degli EXOscheletri. A differenza delle altre modalità, la componente cooperativa di Advanced Warfare vi permetterà di scegliere tra tre classi differenti - leggero, pesante e specialista - potenziabili a ogni ondata grazie ai punti guadagnati con le vostre prestazioni. In generale EXO Survival non brilla come le altre modalità per via della sua debole identità, ma grazie alla sua difficoltà crescente nel tempo potrebbe rappresentare un’ottima alternativa per gli irriducibili che si dedicheranno allo sparatutto di Sledgehammer Games fino al prossimo anno.

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Un anno che, come sempre, sarà supportato dall’uscita costante e ben scandita di DLC sostanziosi, che in pieno stile Activision arricchiranno l’esperienza multiplayer con mappe e contenuti inediti. Senza contare la costanza della community e l’arrivo della modalità Zombie, che potrebbero rappresentare la proverbiale ciliegina sulla torta.

Quello di Sledgehammer Games è un videogame divertente, coraggioso e che spazza via tutte le critiche negative racimolate durante gli anni. Veloce ed esaltante nell’esecuzione, Call of Duty: Advanced Warfare è anche il un nuovo inizio per una serie che meritava da tempo una sterzata decisa verso l’eccelsa qualità e varietà che sta dimostrando proprio in questo momento. Siamo ben lontani dalle indecisioni palpabili degli scorsi episodi e concretizzatesi con l’uscita di Call of Duty: Ghosts.

Advanced Warfare è il nuovo Modern Warfare. Con la speranza che sia il primo di una lunga serie, non ho paura di premiarlo così.

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